EDIZIONE MAGNUM. LA TERZA VOLTA DI PUCCICA

L’exploit da allenatore lo fece proprio sulla panchina della Viterbese. Nel 2000, quando venne gettato nella mischia solo per disputare la partita dei playoff della serie C1, che sembrava irrimediabilmente persa, sulla carta.

Dopo la negativa esperienza fatta con Virdis, tanto valeva affidarsi ad un giovane tecnico come Lillo Puccica, che era piaciuto alla guida della Berretti della Viterbese e – prima ancora – di quella della Lodigiani.

Ma si trattava pur sempre di ragazzi: su un campo infuocato come quello di Nocera Inferiore sarebbe stato tutta un’altra cosa ed invece la Viterbese si salvò e lui potè lavorare anche nella stagione successiva, rigenerando giocatori che sembravano prematuramente sfioriti e lanciando diversi altri giovani.

Ne venne fuori un gran bel campionato sempre al limite della zona dei playoff e questo gli valse lo sguardo addosso di diverse società. Sfiorò il Grosseto di Camilli ed il Frosinone di Stirpe: preferì la Fermana, dove si confermò. Puntò – subito dopo – anche a vincere il campionato con il Lanciano: qualcuno asserviva che sarebbe riuscito pure ad arrivare alla serie B.

Quel suo gioco sbarazzino, quel 3-4-3 che con lui funzionava benissimo ed in cui gli equilibri offensivi e difensivi sembravano quelli di un orologio svizzero, piacque a tanta gente, ma probabilmente gli fece trovare per strada pure qualche ostico. E qualche ostacolo. Quello che, ad esempio, trovò alla Pro Vasto o a Olbia, dove non terminò la stagione, oppure alla Cisco dove, però, non fece affatto male.

Nel 2012 tornò a Viterbo per sostituire Favo: fece un discreto piazzamento finale, ma, l’anno successivo, la società non sempre fu dalla sua parte nelle scelte ed in più lui fu coerente e si dimise dopo la sconfitta di Sanluri. Lo aveva promesso e lo fece.

A quel punto, però, è come se di lui si ricordasse solo il calcio di serie D e lui accettò di ricominciare daccapo, a Civita Castellana, insieme a Roberto Ciappici, con un budget molto meno accattivante. Riuscì a rifare risultati importanti e a lanciare tanti giocatori in LegaPro.

La Flaminia era diventata una squadra dal gioco interessante, guardata con simpatia da molti avversari: uno di questi, la Pianese, se ne “innamorò” e decise di puntare su quello per una stagione vincente in serie D. Andò male, però, e Puccica sembrò pronto a dedicarsi – oltre alla sua attività commerciale – soltanto ai ragazzi della giovanile.

 

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