CALCIO COI BAFFI. I DUE BONUCCI

Pesca nel vivaio. E pesca bene. Intuisce – ad esempio – le qualità di Riccardo Bonucci, ragazzo cresciuto in casa, che esordisce a sorpresa nella prima giornata, alla Palazzina contro la Torres. Segna il gol della vittoria: incorna alla perfezione, senza alcun timore reverenziale, un perfetto calcio d’angolo di Frau.

A vederlo in tribuna, quel giorno, tutta la famiglia. Papà Claudio e gli altri. Non c’è, invece – ma soltanto perché impegnato in un’altra partita di calcio – un ragazzino di tredici anni, che porta il suo stesso cognome e che sogna – forse – di diventare un calciatore famoso. Sogno realizzato, visto che quel bambino, crescendo, diventa Leo Bonucci.

“Sembra ieri, quando ho cominciato al Pianoscarano, esattamente come mio fratello Leonardo. Poi andai un anno all’altra società di Viterbo, il Paradiso, prima di approdare alla Viterbese. Anche mio fratello fece la stessa trafila e se non erro lui passò anche dal Bagnaia, prima di passare in gialloblu. Giocava all’attacco, poi un po’ più dietro: fu Carlo Perrone, allenatore della formazione juniores, a “inventarlo” difensore. E chiaramente io ero considerato – allora – il più forte difensore dei due, perché giocavo già in quel ruolo e perche ero più grande e si pensava potessi esordire in prima squadra.”

error: Content is protected !!