TRENTA ANNI FA SCOMPARIVA TRAGICAMENTE L’ARTISTA ALDO BRUNO DE ALEXANDRIS

Ricorre oggi il trentesimo anniversario della scomparsa di Aldo Bruno De Alexandris, artista, abile maestro, i cui suoi lavori hanno rappresentato vere e proprie opere d’arte. Insieme al fratello Mario, Aldo Bruno De Alexandris fu attivo soprattutto dal dopoguerra fino agli anni ’70: restaurò tutte le parti artistico-ornamentali, in pietra peperino e non solo, della Cattedrale di San Lorenzo, della Basilica di San Francesco, della Fontana della Rocca, del Museo Civico, dei fregi di Porta della Verità e di altri numerosi monumenti cittadini.

A Palazzo Gentili, sede della Provincia, interamente distrutto dalle bombe, ricostruì i fregi della facciata e scolpì lo stemma della sala consiliare. Realizzò nel 1961 il fonte battesimale della Chiesa di Santa Maria Nuova, oggi collocato nella cripta.
Di origine veneta, la famiglia De Alexandris si era trasferita a Viterbo durante il secondo conflitto mondiale e nel capoluogo della Tuscia continuò la sua attività con grande impegno e professionalità. La bottega di De Alexandris era in Via San Lorenzo. Giunto il momento della pensione nel 1975, Aldo Bruno De Alexandris lasciò Viterbo per tornare a vivere in Veneto, a
Mestre – dove tuttora risiede il figlio Guido –  morendo il 7 novembre 1987 a causa di un drammatio incidente stradale, travolto da un’auto,  e 

Aldo Bruno De Alexandris, tra l’altro, scolpì ex novo agli inizi degli anni ’70 un intero cornicione della facciata del Duomo di Orvieto.

L’ARTISTA DI CUI RICORRE IL TRENTENNALE DELLA SCOMPARSA HA ANCHE RESTAURATO UNA PARTE DELLA FACCIATA DEL DUOMO DI ORVIETO

Il padre di Aldo Bruno e di Mario De Alexandris, Grisostomo De Alexandris, fu nativo di Viterbo, si trasferì giovanissimo a Venezia e fece ritorno a Viterbo nel 1934 portandosi i suoi due figli che erano nati in Veneto. Anch’egli scultore, è tuttora sepolto nel cimitero di Viterbo. La famiglia De Alexandris nel capoluogo della Tuscia continuò la sua attività con grande impegno e professionalità.

I laboratori di De Alexandris erano in Via San Lorenzo ed in Via Zelli Pazzaglia.  

UNA DELLE OPERE DI ALEXANDRIS

“Erano due fratelli, mio papà e mio zio Mario – ricorda Guido De Alexandris, peraltro tra i pionieri del basket a Viterbo – che lavoravano insieme; mio papà era del 1912 e mio zio Mario del 1904, Tra fratelli e sorelle sono nati ben in 14 e mio papà era il quattrordicesino! Ma anche uno dei primi figli maschi, Michele (che nacque alla fine dell’800), per l’appunto mio zio Michele, era anche lui un artista. Pensate, padre e tre figli maschi artisti del marmo e delle pietre! E anche mio zio Michele ha lasciato capolavori d’arte: ha restaurato anche la pala dell’altare del Donatello alla Basilica di Sant’Antonio in Padova, oltre ad innumerevoli altri capolavori, mentre mio nonno Grisostomo, anch’egli artista, nato a Viterbo nel 1863, volle far ritorno nella natia Viterbo nel 1934 e lo seguirono i due figli più giovani e le due figlie più giovani, gli altri figli rimasero a Venezia in quanto avevano famiglia e tra cui Michele.”

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