AMARCORD. LA PAGINA DEL CORRIERE DELL’UMBRIA DEDICATA AL CALCIO DI UNA VOLTA

Il libro, chiaramente, non racconta solo di calciatori con i baffi, così come non racconta unicamente di personaggi viterbesi. I baffi sono soltanto un punto di partenza, dagli anni settanta, quando erano molti – ed alcuni anche molto bravi – a mostrare quel particolare sul volto.

Dalla narrazione degli eventi gialloblu, in più di quaranta anni in cui l’autore del libro li ha seguiti, emergono pure intrecci con il resto dell’Italia, Umbria compresa. Anzi, il contatto tra la Tuscia e la regione più verde d’Italia è molto forte, forse anche per la vicinanza delle due zone, che hanno favorito il passaggio da una parte all’altra di giocatori e allenatori.

Ma spesso anche no. Solo questione di casualità, magari. Come il periodo-Gaucci, uno dei periodi più intensi del calcio viterbese, in cui la squadra gialloblu sfiorò la promozione in serie B. Gaucci, mentre era al top della sua gestione perugina, si immerse totalmente anche in quella gialloblu, scendendovi spesso dal castello di Torre Alfina, dove trascorreva una parte del suo tempo libero

“Di “Big Luciano”  – si scrive nel libro – si è detto e scritto tanto. Nel bene e nel male. Spesso a ragione, ma talvolta anche no. Alla fine sono sempre gli annali che parlano e la sua Viterbese è stata più che vicina ad arrivare alla serie B, con quel rigore sbagliato da Turchi nei playoff contro l’Ascoli che ancora grida vendetta.

Rimane di lui anche la disponibilità verso gli addetti ai lavori, il suo invito al pranzo di Natale nel castello di Torre Alfina, quello che una volta era suo.

Nel cortile del castello campeggiava una Balilla di colore blu scuro, che Gaucci mostrava con orgoglio agli intervenuti, tra una consegna di un “sacchettino” di vecchie migliaia di lire –  come premio per i giocatori – e una rassegna degli ospiti insieme ad Elisabetta Tulliani, che mostrava altrettanto fiero, probabilmente ritenendola importante quanto quel castello che dominava la valle che declina verso il lago di Bolsena. Sicuramente non immaginando cosa sarebbe successo qualche anno dopo.

Allora contava solo quel presente. Quella numerosa tavolata di calciatori che stava vivendo un’annata eccellente. Per alcuni di loro si stavano aprendo pure le porte del grande calcio, quello del Perugia in serie A, delle maglie biancorosse prodotte dalla Galex, una delle aziende di famiglia. “

Ma torniamo ai baffi e agli intrecci umbri. Per antonomasia il baffone più acclamato – e impenitente – era ed è Paolo Berrettini, che a Viterbo ci giocò da calciatore avversario, eppoi ci costruì una fantastica stagione, nel ‘91/92, da allenatore, insieme a tanti giocatori dell’Umbria, Bettiol, Pannacci, Feliziani, Spinelli, etc.

Così come un baffuto fu Franco Fabri, roccioso difensore ternano che, dopo la trafila nelle giovanili rossoverdi, approdò – successivamente alle esperienze all’Olbia e a Rieti – a Viterbo, dove ci vinse il campionato di serie D nel 1976. Insieme a lui il compianto Alberto Poggi.

 

Molti anni più tardi un giocatore umbro, Davide Baiocco, da Viterbo spiccò il volo verso una carriera brillantissima e più che longeva, portato da Gaucci a Perugia dopo due stagioni strepitose, al pari di Fabio Liverani.

In pochi avrebbero immaginato che lo stesso Liverani avesse poi avuto l’opportunità di sedere sulla panchina della Ternana, salvandola – solo qualche mese fa – in modo clamoroso. Ancor più difficile prevedere, poi, che il posto sarebbe stato preso da un altro ex gialloblu, Sandro Pochesci.

“Diciamo che nel secondo anno dei miei due trascorsi in gialloblu – ricorda Davide Baiocco nel libro – sarebbe potuto accadere qualcosa di storico, nonostante tante vicissitudini e i cambi di allenatori. Ci siamo tolti davvero tante soddisfazioni, prima fra tutte quella della vittoria del campionato del primo anno. Avevamo una squadra con caratteristiche offensive e, per certi versi, siamo stati anche precursori del 4-2-4. Io e Maurizio Coppola ci completavamo molto bene a centrocampo e grazie alla nostra compatibilità piena abbiamo potuto “liberare” i nostri giocatori offensivi, che di gol ne hanno fatti davvero tanti.

Rimangono solo ricordi positivi di allora, al di là del presidente, che spesso esagerava e ci faceva star male con le sue decisioni e gli innumerevoli ritiri. Due campionati consecutivi da protagonisti non è facile farli da nessuna parte e per me è stato anche il lancio professionale, che mi ha portato all’esordio in serie A. E’ stato un veicolo eccezionale, che mi ha permesso di esprimermi ai massimi livelli nella mia città di Perugia, oltre –poi – a finire  successivamente  alla Juventus.”

Oltre a loro sono stati molti altri – tra allenatori e giocatori umbri e non, con o senza baffi – a vestire la maglia gialloblu, o a scambiarsi le casacche, i vari Omar Martinetti, Marco Di Loreto, Roberto Balducci, Mirko Pagliarini, Leo Acori, Federico Nofri, Gustavo Ghezzi, Marco Papa, Massimo Paci, Vincenzo Aurino, Alberto Favilla, Vittorio Cozzella, Carmelo Bagnato, Salvatore Jacolino e l’ultimo della serie, Mauro Lucarini, diventato direttore generale del Perugia.

 

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