CHI E’ L’ATTACCANTE DE SOUSA, CHE HA SUPERATO TANTI OSTACOLI

Già giocatore di Lazio, Torino, Catanzaro, Pescara, Chieti, L’Aquila e Racing, è l’attaccante anche protagonista di una storia di tenacia e determinazione, che gli è valsa il Premio “Giuseppe Prisco” 2013, assegnato per la prima volta a un giocatore di Serie C. Una storia raccontata a Storie di Sport con riserbo, il capitolo più drammatico di una vita votata interamente al calcio e dal calcio insidiata.

Figlio di un’italiana e un angolano, classe 1985, Claudio ha tirato i primi calci nei campi di Torre Angela, periferia sud-est di Roma. La trafila nella Lodigiani – sei stagioni tra giovanili e Serie C – poi il salto nella Lazio: il 26 settembre 2004 Claudio ha 19 anni ed esordisce in Serie A in una sconfitta casalinga contro il Milan di Ancelotti. Un mese dopo, alla sua seconda apparizione all’Olimpico contro il Messina, subentrato nella ripresa a Roberto Muzzi, va in gol. «Ero giovanissimo, già in A, nel giro della Nazionale Under 20 – ricorda Claudio – eppure vivevo tutto con naturalezza, quasi inconsapevole della mia fortuna». A fine stagione non trova l’accordo con il Presidente Claudio Lotito e inizia il suo pendolarismo tra la serie cadetta e la Serie C.

Il ragazzo si farà, dicono, ma qualcosa durante la stagione col Pescara comincia ad andar storto. «Tutto iniziò con una botta al piede destro – racconta Claudio – una botta come tante, da non farci quasi caso. Poi però mi resi conto che stavo perdendo sensibilità, non sentivo più l’arto. Per sei-sette mesi fu un calvario di visite specialistiche, la diagnosi sembrava un enigma, finché non mi dissero che si trattava di un problema vascolare e che non avrei più potuto giocare a calcio».

Una tegola sulle sue ambizioni, forse qualcosa di più. Perché ciò che preoccupa Claudio è sì quel piede che non ha più riflessi e movimento, ma soprattutto la rinuncia a una passione senza la quale il mondo è per lui inconcepibile. «Non ho mai pensato a un’alternativa al calcio – svela – e anche quando ero nello sconforto più nero, il mio obiettivo è sempre stato tornare a giocare». Intanto però il calcio gli sbatte la porta in faccia: contratto rescisso, tifosi che dimenticano. Ma lui testardo si aggrappa alla speranza dei lentissimi margini di miglioramento che i medici gli hanno prospettato e, nonostante il dolore fisico, continua ad allenarsi tutti i giorni.

Eiparte dall’Abruzzo. L’amico Sandro Battisti – ex giocatore della Viterbese –  è anche il direttore sportivo del Chieti, squadra di Seconda Divisione, e gli propone un contratto regolare. Lui ringrazia con 18 gol di pregevole fattura, diventando per la curva la Pantera neroverde. È la sua migliore stagione di sempre.

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