AMARCORD. LA TUSCIA, PROVINCIA DI CALCIO

Barbarano  Romano,  ridente  paesino  che  sta  disteso  –  come avrebbe  cantato  Josè  Feliciano  –  nella  Tuscia  confinante  con Roma. La tranquillità regna a queste latitudini ed anche il calcio si è sempre vissuto senza stress e con un certo distacco. Recentemente,  però,  si  è  vissuto  un  momento  di  grande intensità,   con  il  primo  campionato  vinto,   con  l’ascesa  al campionato di seconda categoria. Per la prima volta.

Dopo una prima fase di studio – alla decima giornata – arriva lo scontro di Capranica, contro i locali accreditati  della vittoria finale. Proprio in quella partita fa il suo esordio Fabio Ferri, difensore che regala un pizzico di esperienza e tranquillità in più ai giovani del reparto.

La squadra, ormai, ha cominciato a fare risultati ed arrivare in vetta a quella classifica che non ha lasciato più, fino a tagliare il traguardo, con 64 punti all’attivo, con 53 gol segnati e, soprattutto, soli 13 subiti.

Davvero pochi per la porta difesa da Luigi Didoni. Addirittura soltanto un gol incassato nelle quattro sfide con le avversarie migliori.

Nell’ultima giornata – di quella stagione 2012/13 – Il Barbarano Romano andò a conquistare il titolo pareggiando sull’ostico campo   di   Tarquinia,   vanificando   i   successi   di   Atletico Capranica e Accordia, le due più agguerrite concorrenti.

Determinante era stata – una settimana prima – la vittoria nella sfida diretta contro l’Accordia (battuta anche all’andata), che aveva cancellato l’unica distrazione stagionale, quella della sconfitta interna contro l’Atletico Capranica.

L’arbitro arriva con mezzora di ritardo e si comincia a giocare più tardi rispetto a Viterbo, dove giocano i Capranichesi, contro il Faul, che non ha più nulla da chiedere al campionato.

Il Barbarano Romano fa la sua partita – sul suo campo, il Santa Barbara – e vince, ma non può gioire finchè   da Viterbo non arriva la notizia che il Faul ha raggiunto il pareggio allo scadere e  in  inferiorità  numerica,  non  mollando,  probabilmente,  nel ricordo della gara dell’andata, quando aveva subito ben otto gol dagli stessi avversari.

Non è finita: per festeggiare serve ancora un punto al Comunale di Tarquinia, dove l’aria è   molto tesa e il tempo scorre lento, dopo un primo tempo senza sussulti. Nella ripresa, invece, qualche brivido e l’avvicinarsi del traguardo fa tremare un po’ le gambe agli uomini di Roselli, che rimangono in sella, con la certezza del titolo.

Da  un  certo punto del campionato  in poi  – come  detto –  il cammino   degli   uomini   di   Roselli   è   stato   assai   regolare, passando attraverso vittorie nette (il 6-1 al Castel S. Elia e al Corchiano) e gestioni di gara accorte Questi i protagonisti di quella promozione, sotto la guida del tecnico Luigi Roselli: Didoni L., Brutti, Santoro, Gomes, Ferri, Polidori, De Sanctis, Tedeschi M., Tedeschi A., Guerrini, Campari, Rossi S., Rossi G., Lupattelli, Cima, Mazzarella, Di Giuliomaria, Guadagnini E., Guadagnini M., Lucidi, Bitti, Pieracci, Berni e Sarrocco.

Il presidente era  Paolo  Berretta.  I  dirigenti Ghirga,  Formica, Gabrielli e Lucidi, promotori del lampo che ha dato impulso al calcio  barbaranese,  che  ha  portato  a  issare  la  bandiera  sulla torre.

Per la prima volta nella storia di Barbarano Romano, quindi, una squadra creata e formata da Barbaranesi, senza fusioni, disputò il campionato di seconda categoria.

Particolarità della sorte, alla prima giornata, è la sfida infinita con l’Atletico Capranica – ripescato in seconda categoria –  che ha cambiato allenatore e presi diversi giocatori per cercare la scalata alla categoria superiore.

E il Barbarano Romano ricomincia da lì, sovvertendo ancora una volta il pronostico. Vince per 1-0, andando in vantaggio alla fine del primo tempo, resistendo fine al termine in inferiorità numerica con proverbiale determinazione.

Un  inizio  folgorante,  con  le  prime  cinque  vittorie  inanellate come  ciliegie,  senza  subire  neanche  un  gol,  e  testa  della classifica che rimane intatta fino alla penultima giornata di andata, con la sconfitta di misura al cospetto della corazzata Atletico Ladispoli (vincitrice del campionato, segnando la bellezza di 119 gol), che passa a Barbarano Romano per 2-1.

Era la partita prima di Natale e purtroppo finì lì – o quasi –  il“miracolo barbaranese”.

Forse aver perso la testa della classifica dopo un anno e mezzo ha fatto calare la concentrazione e l’entusiasmo. Da quel momento   in   poi   diverrà   un   cammino   più   consono   alle ambizioni di partenza, chiudendo al quinto posto – con 46 punti – e raggiungendo la qualificazione alla Coppa Lazio.

BLERA, PERUZZI E COLETTA

Ad un tiro di schioppo ecco Blera, detta “Bieda” dalla gente

delle antiche generazioni. E’ facile – accostandola al calcio – pensare subito a Angelo Peruzzi, che da lì è riuscito a fare il grande salto internazionale.

Nel novero dei migliori di sempre, si è aggiudicato per 3 volte l’Oscar del calcio AIC come portiere ideale della serie A ed è risultato essere rispettivamente 2° nel 1997 e 9° nel 1998 nella classifica    di    miglior    portiere    del    mondo    IFFHS.    Con la Nazionale    italiana     –    con    cui    è    stato campione    del mondo nel 2006 – ha esordito il 23 marzo 1995 (Italia-Estonia 4-ed ha collezionato 31 presenze.

Ma  il  movimento  calcistico  di  base  è  stato  sempre  vivace  aBlera, con molte stagioni dilettantistiche giocate a livelli lusinghieri e con ambizioni di salire di categoria.

Un ragazzo che prese il volo da Blera fu Aldo Coletta, anch’egli approdato  alla  Viterbese,  dove  diventò  per anni il difensore coriaceo che tutti apprezzavano. Che non si tirava mai indietro, che mulinava le gambe verso gli attaccanti che gli capitavano davanti senza fare sconti. Quello era un calcio per gente anche dura, nel senso che non tirava mai indietro il piede e Coletta riuscì a ricavarsi uno spazio cospicuo in una squadra che – pure

– assoldava giocatori da più parti, oltre i confini provinciali.

“L’allenatore D’Ezio – dice Aldo Coletta –   mi fece esordire in seconda categoria mentre giocavo con i Giovanissimi, campionato in cui mi vide Buffetti, che mi portò alle giovanili della Viterbese.

Ebbi  la  fortuna  di  arrivare  ben  presto  alla  prima  squadra (Salvori  il  primo  allenatore)  e  non  la  mollai  più  per  dieci stagioni, neanche l’anno che facevo il servizio militare.

Con Pacifico Serafini in panchina, alla fine, riuscii lo stesso a fare mezzo campionato, ricavando tante belle soddisfazioni, come nelle altre annate.

Se ero più scarso tecnicamente di altri, ci mettevo il triplo del loro impegno ed alla fine la mia parte la facevo sempre, facendo tesoro degli insegnamenti di tanti allenatori, di Petrelli, di Persenda, di Berrettini, di Belardi, di Loiacono e così via.

Ho vissuto momenti magici. Lo sarebbe stato anche quello dell’ultima  giornata  a  Grosseto,  nel ’92,  quando  avevamo  la serie C a portata di mano. Ancora oggi, a pensarci, mi emoziono e mi rammarico per un’occasione persa nella maniera più inverosimile.

Ritornando a Blera, ricordo i primi passi mossi da Angelo Peruzzi,  che qualche  volta giocava  con  noi nei Giovanissimi sotto età. Esordì a Civita Castellana: perdemmo per 3-0, ma lui evitò che la partita finisse con un passivo clamoroso.

Non aveva paura di nulla e spesso si metteva in porta tra un tempo e l’altro delle gare della prima squadra, parando tiri forti di giocatori molto più grandi di lui.

Si vedeva che era un vincente, già dai Giochi della Gioventù, quando aveva trascinato la scuola di Blera alla vittoria finale. Ricordo anche il suo primo provino con la Roma: a Capranica, con Scaratti che lo visionò e che dette subito un parere più che favorevole.”

 

 

 

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