AMARCORD. IL “PING PONG” NELLA TUSCIA

Per me il ping pong  è quello conosciuto in parrocchia. Era uno dei divertimenti maggiori dei ragazzi, prima che assumesse il nome di tennis tavolo.

Sono anche i comunicati stampa che mi portava puntualmente Gianni Baleani – ogni lunedì – da mettere rigorosamente nella scaletta per la trasmissione sportiva serale di TeleViterbo.

Per gente come lo stesso Baleani e Paolo Simoni – invece – ha rappresentato una passione continua, a favore di Viterbo e dell’intera provincia, terre che hanno avuto spesso un ruolo rilevante nel tennis tavolo nazionale.

“Nei primi anni sessanta – dice Paolo Simoni – agli albori di questa disciplina, ai primi posti della seconda categoria nazionale c’era il viterbese Gian Carlo Capotosti, che vinse addirittura il campionato a squadre di serie B italiana.

Le leggende metropolitane narrano che, per aumentare la velocità delle sue già potentissime schiacciate, aveva rivestito il legno del telaio della racchetta con delle sottilissime lamine di rame. Ma erano solo “malignità” messe in giro dagli avversari sconfitti. Del resto – in quegli anni – gli atleti erano liberi di cercare ogni tipo di materiale. Livio Treta, ad esempio, era solito giocare con delle camere d’aria incollate sul telaio, al posto delle tradizionali gomme.

Qualche anno dopo cominciò a frequentare assiduamente i tornei della Tuscia anche uno degli attuali volti più noti di Sky Sport, Massimo Tecca. Era un difensore a cui infliggere un punto era davvero una impresa, grazie alla sua enorme grinta.”

Negli anni ‘70 nasce la Stella Azzurra Viterbo, prima società con un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’intero sistema. Sarà seguita da Montefiascone – di cui si ricorda il coriaceo Natale Carelli – e Tarquinia, con il talentuoso mancino Massimo Pichetti.

Il promotore di tutto fu Vittorio Brinchi, dirigente della società stellata: grazie a lui si svolse a Viterbo, nel 1975, l’incontro internazionale Italia – Svizzera, valido per le qualificazioni al campionato europeo. Stabilì un contatto con il tecnico Roberto Migliarini, che viveva a Roma, ma che – essendo un appassionato pescatore – aveva anche una casetta sul lago di Bolsena.

Il venerdì pomeriggio, prima di raggiungere il suo “rifugio”, si fermava a via Oslavia e insegnava i fondamentali tecnici ai suoi allievi, da cui emersero i quattro “moschettieri”, Giovanni Baleani, Vincenzo Brinchi, Francesco Currò e Giorgio Della Rocca, i quali, partendo dalle serie minori, arrivarono a sfiorare la promozione in serie B, perdendo la gara decisiva contro l’Endas Terni.

Gli incontri a squadre, per regolamento, sono disputati da tre giocatori e la Stella Azzurra ne aveva quattro, tutti decisi a disputare quel decisivo incontro. Nessuno, però, si prese la “briga” di scegliere la formazione e si optò per una strana selezione. Ognuno dei quattro scrisse la sua propria formazione ideale e al tavolo si avvicendarono i tre più votati. Questa situazione contribuì a creare un grande nervosismo, che favorì la sconfitta e – di fatto – la fine di quella esperienza.

Negli anni novanta Giovanni Baleani – questa volta da dirigente e allenatore – riportò il tennis tavolo nel capoluogo fondando la Libertas. “In effetti – dice Baleani – si formò un vasto movimento che portò la nostra società a disputare con regolarità il campionato di B2 nazionale, con un nucleo imperniato soprattutto sui fratelli Crispino e Ivan Mattioli. Quest’ultimo – più volte campione regionale – è arrivato fino alla seconda categoria. Il talentuoso Andrea Cannella andava forte, ma per motivi di studio smise troppo presto l’attività. Eppoi c’era Paolo Simoni, ostico per gli avversari, con il suo particolare gioco d’attacco fatto con gomme da difesa.”

Sulla scia della rinata società viterbese il movimento riprese vita anche a Montefiascone, dove si crearono addirittura due società. La Libertas Montefiascone aveva come presidente Lodovico Mocini, mentre gli “Amici del Tennis Tavolo” erano presieduti da Luigi Alessandro Sestito.

Grazie alla passione e alla intelligenza dei due dirigenti nacque una unica società. Poi – nel 2005 – il centro federale provinciale, con quattro tavoli fissi a disposizione degli atleti. Qui si sono formati giovani e forti giocatori, Daniele Mocini, Guido Zezza, Francesco Paoletti e, soprattutto, il figlio d’arte Luca Brinchi, senza alcun dubbio il giocatore più forte della Tuscia, il quale, nonostante la giovane età, si è insediato stabilmente nei primi cento della classifica italiana (best ranking 78).

Eppoi il Tennis Tavolo Oriolo Romano, nato dalla passione di Amelio Pontuali, presidente e allenatore di alto livello. A lui si deve la nascita di un gruppo di giocatori dal grande talento, Stefano Pigna, Davide Farnetti, Andrea e Giacomo Levati, quest’ultimo numero 121 del ranking italiano.

La società di Oriolo Romano continua ad essere la più importante realtà della provincia e una delle più importanti della regione, con una squadra in B1 composta da Luisiano Perez, Giacomo Levati, Luca Brinchi e Vincenzo Brinchi. Poi una in C1, composta da Ivan Mattioli, Massimiliano Coppolelli, David Farnetti, Stefano Pigna e Andrea Levati. Infine una vincitrice del campionato di D1 e promossa in C2, composta da Roberto Maiello, William Guidi, David Facchini Francesco Ciani e Amelio Pontuali.  

E nella Tuscia si è messa in bella evidenza anche la giovane società Asdd TT Soriano. La società cimina del presidente Felice Toscani, infatti, ha avuto recentemente la soddisfazione di vincere sia il campionato di D2 sia quello di D3, ottenendo una doppia promozione sul campo.

error: Content is protected !!