AMARCORD. I TORNEI ESTIVI NELLA TUSCIA

Erano gli anni dei pantaloni a “zampa di elefante” – per i pochi che aderivano a quella brutta moda – e delle targhe delle auto alterne per poter viaggiare la domenica.

Erano gli anni in cui i giovani erano sereni e si divertivano negli Oratori, si divertivano andando a vedere anche le partite dei tornei cittadini.

A Viterbo ce n’erano molti. Ad esempio c’era il Torneo degli Enti, che si giocava al campo di Pianoscarano e che aveva sempre tra le favorite la SIP (antenata dell’attuale Telecom) del bomber Bruno Olivieri, l’Ospedale di Canavacciuolo, o il Comune di Viterbo con l’elegante difensore Pepe. Ne venivano fuori partite piacevoli e – sulla tribunetta in tufo – anche uno spaccato sociale che da solo valeva il prezzo di un biglietto che… non si pagava.

Esisteva pure il torneo dei bar, di cui ricordiamo una accesa finale  vinta  dal  San  Faustino  del  grintoso  libero  Fernando Nobili.  Eppoi  il  torneo  dei  Rioni,  quando  ancora  il  valore dell’appartenenza alle varie zone della città era molto sentito. Tra  gli “avventori” si aggirava puntualmente un personaggio caratteristico, Peppe “Tramontana”, che vendeva “bruscolini” nei “cartoccetti”, contenitori a forma di cono fatti al momento. Tutta la “merce” del venditore era contenuta in una scatola di cartone legata con uno spago e, quando stava per andarsene, ricordava  a  tutti  i  presenti  di  sbrigarsi,  perché  “il  negozio chiudeva!”

Ma la “regina” del calcio d’estate nella Tuscia era la Coppa dei Campioni,  in  cui  confluivano  sempre  più  giocatori professionisti,  alcuni  fermi  per  il  primo  calcio  scommesse, quello  plateale,  con  le  manette scattate  ai polsi direttamente negli stadi, al termine delle partite.

Tuscania allestiva sempre grandi formazioni, con Amenta (che giocava   allora   in   serie   A   con   la   Fiorentina),   Ricci,   ma, soprattutto, Giordano e Manfredonia, ai quali veniva accordato un  rimborso  spese  per partita  superiore  a  quello  che  era  lo stipendio medio di un impiegato. Eppoi c’era anche qualche caratteristico “premio partita”, magari pure una damigiana di olio. Quello buono, quello di Canino.

Rispondeva spesso Viterbo, che allestiva una formazione quasi allo   stesso   modo   competitiva,   con   i   fratelli   Pellegrini, l’attaccante Claudio (cresciuto nell’Acli Primavalle eppoi autore di una buona carriera tra i professionisti, Napoli su tutti) e il difensore Stefano, vincitore di due Coppa Italia, con Sampdoria e  Roma.

La Coppa dei Campioni soppiantò in tempi brevi quello che era precedentemente il torneo estivo più importante, il torneo di Giove, a cui – oltre alle umbre – partecipavano anche alcune formazioni della provincia di Viterbo.

Era seguito tutte le sere in diretta da Radio Punto Zero, che non si trovava ancora a Civita Castellana, ma, bensì, a Soriano nel Cimino, collocata in una villa ottocentesca, un po’ trascurata per la verità, ma pur sempre di grande fascino, inserita all’interno di un parco con delle grosse piante di castagno.

A gestirla era un istrionico Maurizio Tocchi, che negli anni precedenti aveva avuto un certo successo come attore, interpretando uno dei Proci nell’Odissea televisiva diretta dal regista Franco Rossi nel 1968.

Tocchi,  dalla  imponente  stazza  fisica,  si era  in  parte  ritirato dalle scene e aveva creato una delle prime emittenti televisive della Tuscia, portando idee nuove ed anche un clima familiare e goliardico in cui avevano proliferato diversi giovani, non senza talento, che si avvicendavano ai microfoni della messa in onda.

 

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