AMARCORD. TONINO MECORIO E GLI ANNI ’80 DELLA VITERBESE

Una squadra che incontrò quasi per caso. Un pomeriggio, insieme ad Amendola, direttore della banca di Tuscania e appassionato di calcio, fece un “salto” alla Palazzina, dove la formazione gialloblu di Neno Cerusico stava muovendo i primi passi della stagione. Venne riconosciuto da Fallone, che era stato suo compagno di squadra, che lo chiamò in mezzo al campo per abbracciarlo e farlo conoscere agli altri e all’allenatore.

L’invito ad unirsi al gruppo fu immediato. Mecorio promise di pensarci qualche giorno, di parlarne anche con il suo direttore – in banca – eppoi decise di accettare di indossare la maglia gialloblu. Una bella avventura, finita quattro anni dopo non benissimo, per via del comportamento di chi dirigeva allora la società gialloblu, che decise di allontanarlo. Tutti i compagni di squadra fecero quadrato: si schierarono dalla parte del capitano e la dirigenza fece un passo indietro, ma ormai l’ultimo infortunio al ginocchio aveva inciso molto e a fine anno quella esperienza in gialloblu ebbe termine.

“Di allenatori ne ho avuti tanti – dice Tonino Mecorio – e sicuramente molti di loro mi hanno regalato qualcosa per crescere come calciatore e come uomo. Ma non faccio torto a nessuno se dico che il migliore è stato Roberto Melchiorri. Un tecnico eccezionale, uno che preparava le partite con una cura incredibile, che ti dava tutte le indicazioni possibili e immaginabili sugli avversari, sull’uomo che dovevi marcare, tutte le caratteristiche tecniche e tattiche che poi, in campo, ti aiutavano tanto.

Erano i tempi in cui, per sapere i risultati delle partite, dovevi aspettare il lunedì mattina e leggerli sui giornali, ma lui era sempre informatissimo, come se fosse stato ininterrottamente collegato in diretta con tutti i campi. Un vero professionista, che controllava tutti i giocatori anche nei momenti trascorsi fuori dal campo di gioco. Teneva tantissimo all’alimentazione. Ricordo una volta a Civitavecchia, quando la mattina andai al bar a far colazione e mi feci “attrarre” da un cornetto con la panna. Decisi di “sgarrare”, ma caso volle che Melchiorri entrò nel locale e mi beccò: me lo fece andare di traverso, sia per la ramanzina che per la multa che mi affibbiò.

Quel suo Civitavecchia del 75/76, quello in cui giocai io, nonostante l’infortunio che mi tenne fuori per diverso tempo, meritava davvero di vincere il campionato: con tutto il rispetto per la Viterbese, noi non eravamo da meno.”

Fu sempre ai primi posti della classifica rendimento gialloblu e nel 1982 vinse il premio di TeleViterbo, con la sua partecipazione alla manifestazione di premiazione svoltasi negli studi di Via Garbini dell’emittente fondata da Luigi Taurchini, particolare che potrà tornar utile a www.storiaradiotv.it, che scrive “non ci sono riferimenti al fatto di chi sia il fondatore della rete, nata nel 1976.”

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