AMARCORD. I PORTIERI GIALLOBLU, DAL GRANDE RESTANI AGLI STRANIERI

Per gli sportivi di una certa età rimane un’icona insuperabile, con quel fisico imponente e armonioso e quella classe che lo faceva stare tra i pali con una naturalezza incredibile. Rimane il portiere della prima volta in serie C, colui che contribuì a vincere il campionato eppoi a mantenere la categoria nel 1971, con quell’ultima battaglia per la salvezza contro il Brindisi, al vecchio stadio Comunale, che sembrava la finale di uno scudetto, con tanta, appassionata, partecipazione di pubblico.

Su quello stesso campo ci era già venuto da avversario, con la maglia del Foligno, quando aveva solo 17 anni. In gialloblu ci arrivò in comproprietà dal Brescia, società che deteneva il suo cartellino: il presidente Rocchi riscattò l’intera proprietà  – anche ad una somma rilevante – e lo spedì alla Casertana. A Brescia aveva un compagno di camera che poi farà una grande carriera, nella Juventus e nella Nazionale, Antonello Cuccureddu. Insieme, i due, avevano vinto il campionato De Martino ed il torneo internazionale di Empoli, prime che le strade si dividessero e che Cuccureddu riuscisse ad assicurarsi la carriera che tutti conoscono, con quel modo moderno – per i tempi – di fare il jolly, munito di un tiro al fulmicotone.

Dagli anni settanta in poi, ad una ventina di stagioni dopo, quando tra i pali si alternavano i due giovanissimi Albergo e Caso, quest’ultimo ragazzo di Bracciano che aveva frequentato l’Istituto professionale a Viterbo.

Passando per Colavetta, portiere toscano che sembrava indossare lo smoking tra i pali, tanto dava l’impressione dell’eleganza. Retrocesse con la Viterbese e in una delle ultime gare decisive in casa si trovò di fronte l’esperto Gaetano Salvemini, che batteva il rigore per l’Empoli. Forse fu solo una sensazione di molti tifosi che erano dietro la porta, ma il regista avversario – che poi fece l’allenatore a buoni livelli – sembrò voler accennare dove intendesse calciare il penalty. Colavetta, invece, si buttò dalla parte opposta.

Ci sono stati anche due stranieri, un Belga e un Francese. Basso indossò la maglia numero uno nel 2001. Con alterne fortune, un po’ la stessa cosa che capitò a Grandclement, il quale, i mezzi tecnici li aveva, ma capitò, forse, nel momento sbagliato, in serie D, nel 2011.

 

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