AMARCORD. RINO CONDURELLI, L’ICONA DELL’ATLETICA VITERBESE

Per me l’Atletica  è soprattutto Rino Condurelli. Fare sport mantiene giovani, si dice. E non è solo un facile slogan, ma una constatazione obiettiva, quando si osservano personaggi di questo genere. Che hanno sempre calcato il campo o la pista, anche in una età in cui, per la maggior parte dei “comuni mortali”, tutto diventa abbastanza problematico.

Irnerio Condurelli, detto Rino. Lui e il campo scuola di Viterbo, un connubio imprescindibile. Sia quando era giovane e scattante, sia quando continuava a fare l’istruttore di quei ragazzi che potevano essere suoi nipoti.

Anzi, lo erano. Eleonora Schertel, ad esempio, una delle atlete viterbesi più promettenti tra le nuove leve. Figlia di Monica Condurelli, che ha ereditato la passione del padre per l’atletica e che ha gareggiato con buoni risultati, prima di diventare una valida istruttrice, anch’essa sempre presente al campo scuola viterbese, fino a qualche anno fa insieme allo stesso Rino.

Quanto tempo è trascorso da quando un giovane Condurelli, insieme a Currò, andava – la mattina alle ore cinque – ad allenare i militari sul campo sportivo della caserma della Via Tuscanese. Una “passionaccia”, una bella dipendenza che ti fa vivere una lunga vita all’aria aperta. Per Rino è stato così, lontano dal proscenio, quasi col il piacere di passare inosservato. Anche rispetto ai tanti anni di insegnamento nella scuola o ai mandati da presidente del CONI.

“Un grande esempio – dice Livio Treta, che gli è succeduto alla presidenza del CONI, finchè i comitati provinciali non sono stati azzerati – per tutti noi. Ha accompagnato tante generazioni di atleti viterbesi. Penso, tra gli altri, ad Adorno Corradini, che iscrivemmo al campionato del CSI, guidato allora dal presidente viterbese Giovanni Sorge, il quale non ci voleva neanche affiliare, perché eravamo minorenni. Corradini veniva da Vetralla: era un quattrocentista arrivato, poi, fino alla Nazionale, con un’ottima carriera nelle Fiamme Gialle.

Ricordo ancora le vittorie di De Parri, eccezionale velocista che riuscì a vincere le fasi nazionali dei Giochi della Gioventù strabiliando tutti, nel ’71 e nel ’72. Vinse nonostante avesse un anno di meno rispetto al limite previsto. Vinse negli ottanta metri e nella staffetta, che allora era mista, con due maschi e due femmine. Insieme a lui anche Paris, che poi è stato Sindaco di Monterosi.”

E di Condurelli ne parla con la stessa enfasi pure Fernando Forti, quando ripensa ai Campionati Italiani a Firenze, di qualche decennio fa.

“Ormai un ricordo veramente antico: io e la mia squadra di allora, l’Atletica Aquilani, allenata dal mitico professor Condurelli. La partenza per Firenze, per la gara più attesa dell’anno. Per partecipare – dice Forti – dovevi aver fatto il minimo di qualificazione ed il successo a questa competizione poteva aprirti le porte della nazionale. Molta emozione, quindi, durante la gara. Anche guardando verso gli spalti, dove scorgo l’allora primatista assoluto di getto del peso, Montelatici, che si gustava la gara dei lanci.

Era importante per me vincere: diventare campione italiano sarebbe stato un colpo grosso per tutti noi e le possibilità erano palpabili. La gara di getto del peso ha inizio. Dopo i primi tre lanci sono qualificato per la finale. Con la mia misura sono tra i primi sei e mi aspettano, per finire la gara, gli ultimi tre lanci. Attimi che durano una eternità: concludo al secondo posto. Vice campione italiano!

La gioia è tanta ed il risultato – a quei tempi – la diceva lunga. A quel punto, la possibilità di andare a Smirne a disputare i campionati del mondo giovanili diventava tangibile. Condurelli si precipita ad informarsi per questa possibilità, che in quegli anni era di rito, per i primi due classificati ai Campionati Italiani. Con grande amarezza, però, le cose non andarono così: Viterbo – e la sua società – non ci erano rientrate. Forse erano troppo “distanti” da Roma!

Non ci perdemmo d’animo e un mese dopo partecipammo a Roma ad uno delle più prestigiose manifestazioni nazionali di categoria, il “Trofeo Bravin”. Praticamente una sorta di rivincita per molti atleti  che non avevano consolidato risultati importanti durante la stagione.

Scendo in pedana e vado in finale: vinco il titolo italiano di categoria e faccio anche la miglior prestazione del campionato. Una piccola – ma significativa – rivincita, per il sottoscritto e per il grande professor Irnerio Condurelli!”

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