AMARCORD. LO SPORTIVO, LA COMUNICAZIONE, I CAMPI DI PROVINCIA…

Lo Sportivo nacque così, anche un po’ per caso. Nello studio pubblicitario del compianto Carlo Cardoni, che si mostrò subito solidale con la nostra iniziativa, supportata dalla verve di Giancarlo Camilli. Riuscimmo a coinvolgere in questa iniziativa Gigi Torquati, Giampiero Buffetti e, soprattutto, Pompeo Mascagna, con il quale era nato un rapporto di grande stima dall’esperienza a Radio Cassia Cimina, di cui lui era stato il promotore.

Accettò di buon grado di fare l’amministratore e di occuparsi della creazione della società di gestione, una società a cui c’era da trovare il nome. Nello studio pubblicitario era sempre presente un bellissimo pastore tedesco di nome Yankee. Sempre per gioco qualcuno esclamò: “chiamiamola Yankee Editrice!”. E ci  si  mise  un  attimo  a  decidere  che  il  nome  sarebbe  stato davvero quello.

Anche  grazie  alla  Classifica  Leoncino,  Lo  Sportivo  riscosse subito un discreto successo, anche nelle vendite, soprattutto per la collaborazione di alcuni ragazzi, studenti dell’istituto professionale  di  Viterbo,  proveniente  dai  vari  centri  della Tuscia.

Erano loro che consegnavano all’edicola del proprio paese il pacco con le riviste e la cosa funzionò alla perfezione.

Ci  scrissero  in  tanti,  il  giovanissimo  Massimiliano  Mascolo, Paolo Mari, Vincenzo Gasbarri, Ugo Baldi, Luca Tofani, Remo Ceccarelli, Fabio Folenga, Paolo Stavagna, Sebastiano Piccini, Mauro Battaglini, Giuseppe Mattei, Antonio Brescia, Giancarlo Cerasa.

Eppoi Tele Puntozero, per la quale ricevemmo una proposta di un altro personaggio che non c’è più: Stefano Principalli. L’idea di “trasferirci” a Civita Castellana non ci allettava più di tanto. Soltanto  se  “coperti d’oro”  avremmo  accettato: e  l’offerta  fu davvero una di quelle a cui non si poteva dire di no. Fu un sì e il   bagaglio di esperienze si allargò, con tante trasmissioni davanti   alle   telecamere   manovrare   da   Ivano   “Truciolo” Gabrielli, Augusto Tordi, Ermanno Todini e Maurizio Milioni.

E durante il percorso radiofonico e televisivo spesso ci scambiavamo risultati e informazioni con un professionista che da   qualche   anno   non   c’è   più,   pianto   dall’intera   Umbria calcistica.

Da  Nocera  Umbra,  infatti,  Angelo  Marinangeli  diventò  la storica ed inconfondibile voce di Radio Subasio per oltre vent’anni.  Era  stato  l’inventore  e  il  conduttore  di  “Palla  al centro” una sorta di “Tutto il calcio minuto per minuto” umbro. Uomo integerrimo, giornalista competente e sopra le parti: uno dei pochi che piacciono a noi in questo ambiente, quello della gente che ha un modo antico e romantico di fare giornalismo, composto ed elegante.

Ora gli hanno anche dedicato un torneo estivo, un doveroso riconoscimento per le doti sempre meno presenti in questo mestiere, quelle della precisione nel descrivere eventi sportivi, senza mai scendere nella polemica gratuita, affrontando il problema in maniera diretta, rispettando tutti.

Esattamente i valori da noi sempre ricercati, soprattutto da quando scoppiò l’amore per il Guerin Sportivo di Gianni Brera. A Viterbo, in quel periodo non lo conosceva nessuno. O pochissimi. Lo scoprii quasi per caso, a Perugia, in occasione della visita per il servizio militare, un altro di quei momenti scomparsi dalla vita dei giovani, probabilmente togliendo loro qualcosa nell’acquisizione di una vita sana.

Per tanti ragazzi viterbesi i tre giorni trascorsi a Perugia, con le visite  mediche  e  i  test  alla  Caserma  Fortebraccio,  erano  un modo per “uscire di casa”, una delle poche occasioni in cui si varcavano i confini provinciali.

Così come la colazione al bar – con cappuccino e cornetto – era un appetitoso rituale che nella vita di tutti i giorni non era così diffuso, soprattutto nel ceto medio. Per cui era tutto bello, come l’immancabile puntatina al teatro perugino dove di svolgeva il vecchio “Varietà”, rigorosamente vietato ai minori, che consisteva soltanto in un bikini mostrato con audacia che qualche volta volava via, tra il boato dei presenti, come in occasione di un gol di Gigi Riva in Nazionale.

E tra un angolo e l’altro della bella Perugia ecco, fuori da un’edicola, in bella mostra il Guerin Sportivo. Una “folgorazione” per il giovane cronista, che cominciò a divorarselo e – al ritorno a Viterbo – a convincere il proprio edicolante a richiederne una copia tutte le settimane.

Il calcio trattato in maniera diversa, soprattutto con le pagelle e i  voti,  le  classifiche  rendimento  ruolo  per  ruolo,  ispirarono anche non poco la ricerca che portò a creare quella Classifica Leoncino. Un punto di riferimento per molti, è vero, ma talvolta anche motivo di discussione per chi non rientrava nella Top Ten.

Insomma, erano i tempi in cui il giornalismo era davvero una forma d’arte, non accessibile a chiunque. Non come ora, in cui ci vorrebbero regole da ripristinare nell’attuale “confusione – come afferma un grande maestro come Mario Sconcerti – in cui tutti   scrivono   ovunque.   Tutto   sembra   così   naturale   da diventare, in molti casi, solo l’espressione dell’inutilità. Non basta  sapere  le  cose:  bisogna  saperle  raccontare  con  stile  e rispetto. Bisogna saper scegliere tra notizia e ovvietà, tra cultura e gossip”.

 

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