TUTTI IN CAMPO. VITERBO, LE RADIO, ALBERTO SORDI

In quella maniera tanti anni di calcio giovanile sono corsi via, alcuni di essi anche parallelamente ai mass media che cercavano – nella Tuscia – di nascere, crescere e mantenersi in vita, cosa – quest’ultima – rimasta pratica impossibile da attuare per quasi tutti.  

Viterbo è una delle poche città, tra quelle che aspirano ad avere una piazza di calcio di rilievo, infatti, ad avere una sola radio e nessuna televisione.

Di radio ne abbiamo fatta tanta, a cominciare dal 1977 fino ad oggi, con le rubriche contenute in “Diretta Sport”, a Radio Verde, dove lavorai pure all’inizio degli anni ottanta. In quell’occasione, reduce dall’esperienza di Tele Viterbo e Tele Puntozero, deciso a non ripetere più esperienze televisive che non fossero adeguatamente dignitose e remunerate, attuai una sorte di trasposizione di quella che era stata per anni la mia trasmissione del lunedì, “formattandola” ad uso e costume della radio. Quindi, tutti i campionati, dalla serie D alla seconda categoria, con il commento della giornata e almeno un collegamento per categoria – in diretta telefonica – con i protagonisti domenicali. Il tutto mettendo sotto pressione Gioia Capulli, Crispino Ceppari e gli altri, che erano bravissimi a fare il loro lavoro, ma che non erano abituati a trasmissioni sportive del genere, che ti facevano “sudare” le proverbiali sette camicie per riuscire a mandare in onda tutto insieme, telefonate, pubblicità, “stacchetti”, rubriche.

Poi anche le esperienze a Radio Ondazzurra, con trasmissioni di commenti infrasettimanali negli anni di Gaucci, con ospite in studio – spesso – Sebino Nela, insieme all’inseparabile Ernesto Talarico. Rilassante e quasi familiare il periodo trascorso ai microfoni di Radio Cassia Cimina, con il campo da tennis collocato proprio di fronte allo studio di trasmissione, dove -ogni tanto – chiudevamo la giornata con qualche partitella tra “colleghi”. E che dire di Radio Punto Zero, quella originale, a  Soriano nel Cimino, prima che si trasferisse a Civita Castellana e cambiasse proprietà e identità? Goliardia allo stato puro, aspirazioni di giovani speaker e aspiranti giornalisti, nastri di musica registrati a volontà, da far ascoltare agli amici del bar.

Radio Etruria, però, fu la prima in assoluto e – proprio per questo – capace di esercitare un fascino particolare. I suoi fondatori avevano sbagliato i calcoli, quando avevano progettato il ripetitore di Poggio Nibbio. Non avevano calcolato che gli alberi ad alto fusto, nel frattempo – rispetto alle planimetrie – erano cresciuti in fretta. Per cui il segnale radio che arrivava da lassù non era sufficiente per trasmettere a lungo raggio e far conoscere fuori dal capoluogo quello che doveva essere un modello radiofonico d’avanguardia, con diversi imprenditori di grido che avevano appoggiato quel progetto innovativo.

Per cui, anche quello che sarebbe dovuto diventare un caposaldo nello sport, finì per chiudere, successivamente assorbito dalla Curia vescovile di Viterbo, con programmi decisamente meno velleitari e gli studi collocati in Piazza San Faustino, proprio dove Alberto Sordi aveva girato, tanti anni prima, il film “Il Vigile”, una delle opere meglio riuscite della lunga serie dell’inimitabile attore romano. Sordi, nella sua corposissima carriera fatta di successi, una sola volta, però, si è cimentato con il mondo del calcio, interpretando il presidente del Borgorosso, mettendo anche in evidenza gli eccessi, le fragilità, i controsensi di uno sport che regalava allora più emozioni che modelli sbagliati.

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