LA STAMPA SI RACCONTA. IL PROFUMO DI CARTA DI UNA VOLTA. LA CLASSIFICA LEONCINO

La “Classifica Leoncino” è stata tra le rubriche più seguite di sempre, con tanti giocatori che l’hanno composta, animata, facendo  un  viaggio  parallelo  con  il  giovane  cronista  che diventava adulto ed il calcio che cambiava. Cambiava così tanto da essere irriconoscibile – talvolta –  agli occhi dei pionieri del settore.

Ne ricordiamo tanti di quei personaggi, spesso ospiti in televisione o radio, ma anche “campeggianti” sulle pagine del mensile LO SPORTIVO, che faceva di questa passerella uno dei propri vanti.

Ne ricordiamo in particolar modo uno che non c’è più. Luciano Cresca,  che  ci  ha  lasciati  come  tanti  amici  del  mondo  dello sport, strappati nel modo più doloroso ad una esistenza che doveva ancora essere vissuta a lungo. Un destino tremendo, che ha colpito un omone che sembrava indistruttibile, che, quando faceva l’attaccante del Nepi, metteva paura ai difensori per la sua stazza in mezzo all’area.

A  fronte  di  una  immagine  fisica  così  imponente,  c’era  il carattere mite di un ragazzone disponibile ed educato, che ti faceva  piacere  considerare  amico.  Lo avevamo visto  l’ultima volta a Nepi, solo qualche mese prima.  Era sorridente e felice di abbracciarti: come sempre! Ci eravamo illusi che avesse vinto la partita più importante, quella contro la malattia. Fino alla notizia del peggioramento fatale, l’ultimo atto della sua vita.

Ha lasciato in eredità le sue grandi doti umane ai figli Andrea e Stefano, che sanno di aver avuto un papà eccezionale, oltre che calciatore di una volta, quello che viveva lo sport con grande dignità e serenità.

Ma  torniamo  ai  tanti  protagonisti  di  allora,  agli  alfieri  di campionati di seconda e prima categoria che erano seguitissimi ovunque. Massimo Paternesi, ad esempio, era un attaccante di Gallese, che riusciva sempre a mettere la propria firma sulle partite della sua squadra. E  che  dire  del  civitonico  Moschetti,  o  di D’Angelo,  giovane promessa  di  Montalto  di  Castro,  oltre  a  Carli,  una  vita  da bomber, che sparò le ultime “cartucce” a Ronciglione.

Se  Zarbo  sembrava  già  uomo  fatto  anche  a  venti  anni,  una faccia da bambino aveva, invece, Marco Cardarelli, che spopolava a Capodimonte, in una nidiata calcistica clamorosa, con i fratelli De Rossi e i fratelli Manetti in grande spolvero. Cardarelli, dopo aver segnato tanto, appese le scarpe al chiodo: si dedicò alla ristorazione e a una attività di razionalizzazioni boschive, che ancora gestisce. Eppoi Cecco Biancucci, velocissimo attaccante di Vetralla, uno di quelli che avrebbe meritato la categoria superiore. Quindi Crocetti, che imperversava a Gradoli, oltre a Fratini, “principe” di Ischia di Castro, nonché Ricci, finalizzatore sopraffino di Oriolo Romano.

Tra  i  più  bravi  a  centrocampo  va  annoverato  il  nepesino Osvaldo Di Pietro: quella sua capigliatura riccia si muoveva con disinvoltura in mezzo al campo, insieme al pallone che “ammaestrava” con esiti favorevoli per sé stesso e per la squadra.

Il   primo   vincitore   della   Classifica   Leoncino   fu   Franco Calandrelli, gran bel difensore, che aveva avuto l’opportunità di farsi valere – giovanissimo – in serie D con il Tuscania. Poi aveva scelto di tornare nella sua Marta e aveva contribuito ad un paio di stagioni vincenti, quando le vittorie si annaffiano con della buona Cannaiola e le cene di pesce sul lungolago erano più numerose delle partite giocate.

Per lui – e per gli altri vincitori – passerella d’obbligo a TeleViterbo, ma anche due ribalte appassionate, quelle del mensile Lo Sportivo e di Tele Puntozero.

 

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