Le tre vittorie sono il frutto del lavoro di Puccica – e dei suoi collaboratori – ma anche l’esaltazione di due agenti, l’umiltà e la voglia di lottare. Su questa apparentemente semplice equazione verte la metamorfosi di una Viterbese che vince tre volte in pochi giorni. Anche quando soffre e rischia un po’, come era successo a Olbia e come si è ripetuto contro la Pistoiese. Ora – però – tutto ciò appare di contorno, fisiologico: non c’è più il terrore di non farcela, così come non c’è più l’ossessione di vincere a tutti i costi.

Quello che succederà in seguito nessuno lo sa, ma sicuramente – risultati a parte – la squadra di Puccica può togliersi altre soddisfazioni, a patto che non dimentichi mai il proprio credo, quello dell’umiltà e della voglia di lottare!

Mentre il rammarico si è impossessato dell’altro fronte e di Atzori. Come ad Arezzo, anche stavolta la compagine arancione ha dimostrato di poter dar filo da torcere a compagini più accreditate. Anche se torna a casa con zero punti in tasca. Nel calcio ci sta anche questo.

 

 

 

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