VITERBESE-GIANA, COSI’ LO SCORSO ANNO ALLA PALAZZINA

Il pomeriggio tipicamente invernale è corso via un po’ indigesto, con la sconfitta gialloblu. Si sperava nel successo, si pensava ad una gara in parità, ma si temeva molto meno un rovescio interno.

Ed invece è esattamente quello che si è verificato, sotto le luci dei riflettori: l’antitesi di una primavera che sta per arrivare, in un orario come quello delle 14.30.

Sotto i riflettori anche l’infuocato postpartita, con il patron che scivola in tribuna, con qualche animo che si accende, soprattutto davanti agli spogliatoi.

E’ l’effetto di un nervosismo per certi versi comprensibile, quando si archivia una gara rocambolesca, uno “spareggio play-off” contro la Giana vincente,  dove gli errori in campo, quelli arbitrali e quelli di alcune scelte, hanno dettato per certi versi l’andamento finale.

Tanti gol, forse troppi, in un incontro tirato, sul filo degli episodi, giocato a viso aperto, con  reti ti tutte le tipologie, rigori, autogol, di testa, di piede, all’incrocio dei pali, come quello messo a segno con grande bravura da Bruno, un “vecchietto” terribile, che ancora dà una pista a molti giovanotti che alzano la cresta, ma che devono imparare molto da lui, su come si creano i gol.

Ha avuto un sapore decisamente diverso, il primo “sabato del villaggio”. Per la strada verso lo stadio tanti studenti usciti appena da scuola, qualche massaia che si affrettava a rincasare con la borsa della spesa. Davvero una sensazione diversa rispetto alle domeniche del calcio, a quell’atmosfera tradizionale, quasi un costume per la gente appassionata della sfera a cui “corrono dietro ventidue in mutande”, come spesso l’hanno apostrofata coloro che da lontano guardano al calcio, non senza un pizzico di snobbismo.

 

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