HANNO LASCIATO UNA TRACCIA IN GIALLOBLU…

Tanti i giocatori valorizzatori dagli allenatori che hanno creduto fermamente in loro. Silipo, ad esempio, riuscì a tirar fuori il meglio da Ambrosi e La Canna, Bagnato riuscì a gestire in zona-gol sia un esperto come Cozzella, che uno molto meno conosciuto come Padella.

Alcuni di questi erano bravi anche su calcio di punizione, da sempre gran bel pezzo del repertorio. Applaudito. Un po’ come la sforbiciata vincente, o una rete di testa in cui il giocatore sale fino in cielo e scaraventa un pallone con la stessa forza dei piedi.

La “mattonella” preferita era sul vertice dell’area di rigore: ne derivava un tiro morbido, vellutato, anche troppo facile da vedere, che appariva semplicissimo, quasi come se chiunque potesse fare una cosa del genere.

Invece la magia di quel pallone, che diventava miraggio per il portiere avversario, era solo opera sua, di un grande giocatore e di un bel personaggio. Una volta fece imbestialire un intero stadio gremito in ogni ordine di posti, come quello di San Benedetto del Tronto. Erano in diecimila per quella sfida con la Viterbese, che volava da capolista verso l’illusione di una serie B che poi si tramutò nel celeberrimo, quanto terribile, fallimento, in una delle estati più brutte, quella del 2004.

Frau gioì tante volte in gialloblu, così come pianse – come tutti – in quel pomeriggio di inizio luglio, nel ritiro di San Martino al Cimino, quando fece le valigie per tornare a casa dopo aver appreso della “mannaia” della Covisoc abbattutasi su una Viterbese sognante fino a qualche settimana prima. La Viterbese era stata esclusa dal campionato, la Viterbese non c’era più!

Quella Viterbese che tre anni prima l’aveva rigenerato dopo un paio di esperienze sbagliate e dopo essere stato un “enfant prodige” scelto da Zeman per la Roma.

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