TUTTI IN CAMPO. STRADONICO ROMANI E IL CALCIO GIOVANILE CIVITONICO

E parallelamente al capoluogo, c’era sempre una Tuscia ricca di tradizione per i vivai, in alcuni centri in particolare, come, ad esempio, Civita Castellana, in cui hanno convissuto insieme più anime calcistiche, da cui sono nate altre società. Negli anni ottanta, ad esempio, fu l’AS Civita a fare una scelta del genere, scelta assai azzeccata, visto che le squadre che ne derivarono ottenerono lusinghieri risultati, con tanti giovani allenatori locali, a partire da Mario Romani.

Mario era “figlio d’arte”, di quello Stradonico, appassionato di calcio e, soprattutto, di Juventus, passione sviluppata ai tempi del servizio militare svolto a Torino. Fu il primo tra i fondatori dello Juventus Club di Civita Castellana, che alla sua scomparsa ha preso il suo nome, ereditando quella passione, la stessa trasmessa pure ai figli Luigi e Mario.

I racconti di viaggi in pullman, in giro per l’Italia, di lunghe trasferte per seguire la squadra del cuore, Stradonico e gli altri li facevano puntualmente. Avevano sempre di che parlare durante le ore del pomeriggio trascorse al campo sportivo “Madami”. A discutere, ad insegnare calcio. Poi, in suo onore, il “Memorial Romani Stradonico”, dopo la sua scomparsa, con la partita tra vecchie glorie che si disputava nel periodo natalizio, Quindi si pensò ad un torneo giovanile con in palio piatti finemente decorati e coppe in ceramica, stile falisco, che ricordavano ai partecipanti le origini civitoniche.

Cominciarono ad arrivare Lazio, Roma,Ternana, Perugia, poi, dopo dieci edizioni, la manifestazione diventò internazionale, con i Russi di Minsk, che venivano presi in custodia dagli organizzatori alla frontiera italiana e condotti a Civita Castellana, ma anche a Roma, al Lago di Vico, in molti posti della Tuscia. Suscitavano tanta simpatia quei ragazzini giunti dall’Est: c’era una vera gara di solidarietà a chi offriva loro più cose. Chi un gelato, chi una pizza, chi un souvenir. Stavano talmente bene che una volta, dopo l’eliminazione di una delle due squadre partecipanti, quei ragazzini di Minsk si misero a piangere perché sarebbero dovuti ripartire. Immediato fu il conforto da parte dello staff organizzativo, che ricordò che sarebbero tornati a casa insieme all’altra formazione della Dinamo, quella di minore età, la quale, guarda caso, arrivò alla finalissima e la vinse pure. Tanti ragazzi, tanta allegria, tanti calciatori in erba insieme in campo per onorare Stradonico,  il quale, a molti di loro avrebbe probabilmente detto: “devi curre, si veloce, si tajato pe’ giocà a pallò!”

Aveva insegnato a tanti, a giocare al calcio, anche a uno di quelli che non ci sono più, quel Tonino Gasperini che era portiere emergente negli anni settanta, che io ho conosciuto di persona, avendoci fatto il servizio militare insieme.

Lo aveva allenato nel 66/67 ottenendo la finale regionale allievi a Roma – al Tre Fontane – contro l’Omi, con questa formazione Gasperini T., Santori, Marchetti, Scopetti, Caporicci, Brugnoni, Molinari, Manrcantoni, Fabbri, Gasperini V., Lazzari (c’erano anche Granatelli,  Corazza e Armagno).

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