TUTTI IN CAMPO. IL PARADISO DI PADRE GIUSTINO

Padre Giustino e i suoi “fratelli” della Chiesa del Paradiso furono tra i fondatori, poi arrivò la spinta irresistibile di Giancarlo Camilli e Francesco Croce, reduci dall’esperienza al settore giovanile gialloblu, che aprì nuovi scenari.

In breve tempo la cosa prese piede e aumentò vistosamente il numero di ragazzi che ogni giorno si vedevano passare da quelle parti con la borsa per gli allenamenti.

Da quel momento in poi prese tutto un altra forma, apparentemente più organizzata e ambiziosa, con la passione di persone nuove che entrarono in società. Il tempo, però, anche stavolta cozzò con la realtà delle cose ed anche quel progetto, all’avanguardia, gradualmente, finì alla deriva.

Non prima, però, di aver dato il massimo. Il Paradiso, infatti, cominciò anche a disputare regionali,  impensabili per l’epoca e per una società nata dal nulla, fino ad arrivare al campionato under 18 con l’allenatore Ranaldi.

Tra i ricordi di quel periodo brillante, con tanti dirigenti accompagnatori attivi ed appassionati, c’è Claudio Monti, solerte anche nel consegnare, il lunedì pomeriggio, le informazioni necessarie a scrivere gli articoli, anche nel caso della conquista del torneo “Luigi Petroselli”.

In onore del sindaco di Roma, pianoscaranese doc, infatti, si giocò al campo del Carmine e il Paradiso schierò i vari Duri, Servi, Scipinotti, Piccioni, Monti, Antonozzi, Attanasio, Lanciotti, Tessari, Piergentili, Burattini, Febbraro.

La vera prima squadra del Paradiso di cui si ha riscontro oggettivo è quella di fine anni settanta, che si allenava al campetto dell’oratorio, nella “valletta” posta sotto via Genova. Le partite, invece, si giocavano al campo di via Oslavia e la squadra era quella degli Allievi, con limite di età 63/64.  Due portieri entrambi bravi (Alessandro Bertollini e Massimiliano Affinita), poi FracassiniMoreraLongo,  Marco DilioGiuseppe PaccosiRossi, Michele BartoliErmanno Piergentili, Giampaolo “Poldo” Arieti,  MonetiFeliziani.

Tra i tanti campionati vinti dal Paradiso c’è quello Giovanissimi dell’86, in un girone provinciale in cui ci fu da superare la concorrenza delle varie Pianoscarano, Grotte di Castro, Tuscania, Cellere, con allenatore Enzo Violetti e presidente Giovannetti, con i soliti e solerti dirigenti, come Cavaciocchi e – appunto – Monti.

Questo, come detto, era  un affabile collaboratore, gentilissimo e dalle buone maniere, “racchiuso” in un fisico da gigante, che incuteva un certo timore in chi non lo conosceva.

L’imponente mole fu anche utile al gruppo in più di un’occasione, in qualche trasferta calda, in cui si metteva davanti a tutti, soltanto per cercare di riportare la calma, ma chi lo vedeva, chi si trovava di fronte il “Gigante Buono”, non sapeva della dolcezza del personaggio e si convinceva che forse era meglio addivenire a più miti consigli.

I protagonisti di quella cavalcata vincente, terminata poi con le finali regionali a Roma, al cospetto di formazioni molto più note e forti, furono i vari: Bertollini, Tessari, Ingrosso, Sergi, Falcioni, Grazini, Zanobi, Vittori, Fanelli, Carbonari, Piergentili, Monti, Boldrini, Rampielli e Perugi.

Tanti giovani allenatori hanno dedicato – anche lontano dai riflettori della popolarità – molto del proprio tempo livero ai giovani del Paradiso. Uno di questi è Enzo Violetti, che ha iniziato giovanissimo ad andare in panchina, vivendo tante stagioni e altrettante esperienze, facendo pure parte di altre società della Tuscia. Ne ha visti tanti di ragazzini tuffarsi nel calcio, spesso perdersi, talvolta mollando, in qualche occasione mostrando talento e voglia di sognare il grande evento.

“Negli anni ottanta – dice Violetti – allenavo al Grotte Santo Stefano e riuscì a fare il salto di categoria un mio giocatore, Enrico Centaro, che ebbe la grande occasione di finire alla Primavera del Torino. Fu per lui un sogno, poi terminò e – cose strane della vita – me lo ritrovai a fare l’allenatore nella stessa società della mia appartenenza.

Ai tempi del torneo intenzionale “Grossi-More-ra”, invece, ebbi l’onore di fare l’accompagnatore dell’Inter ed andai a Milano per salire sul pullman che conduceva la squadra verso Viterbo.

Mi colpì il fatto che uno di quei ragazzi non aveva il tipico accento lombardo, ma, invece, quello a me più familiare dell’idioma di casa nostra.

Andai a parlargli e scoprii che era Conticchio, il quale era nato a Celleno e si era messo in evidenza al Pianoscarano, insieme al suo “gemello” Bardeglinu. Era finito all’Inter, sua sponda d’avvio per mettere insieme una grande carriera nel calcio della massima serie.

Ho conosciuto tanti dirigenti. Tra coloro che ricordo con maggiore affetto è il compianto Filippo Aquilani: aveva un entusiasmo unico, allenava dopo tanti anni come se fosse la prima volta. Faceva dei grossi sacrifici finanziari per poter mantenere in vita alcune delle società dove lui era andato ad allenare e diventò presidente di un paio si esse. Lui che lavorava in una scuola di Roma e che – quindi – si faceva tante ore in treno, ogni giorno, senza mancare mai una volta al campo.

C’era chi era più estroverso e chi maggiormente serioso. Un particolare che ancora oggi ricordo divertito. Partecipammo ad un torneo estivo a Cattolica e arrivammo alle semifinali, un traguardo ritenuto assai prestigioso, considerata la concorrenza illustre di varie rappresentative internazioni. Un approdo che meritò un festeggiamento particolare, anche da parte di un dirigente che di solito adottava un comportamento assai schivo.

Quella soddisfazione, però, fece in modo che anche l’impassibile Architetto Borin cedesse all’entusiasmo della vittoria e si tuffasse vestito nella piscina dell’albergo, al rientro della squadra.

Claudio Petrella, invece, dopo aver fatto tutta la trafila da giocatore – con me – si è dedicato all’arbitraggio e sta andando molto bene, essendo già arrivato a dirigere in categorie importanti. Forse il cronometro ce lo aveva nel sangue, visto che mi accorsi che aveva due orologi, in altrettanti polsi. Quando gli chiesi il motivo di una cosa così abbastanza atipica mi rispose con saggezza, alquanto irreperibile a quell’età – che, se per caso se ne fosse fermato uno, ci sarebbe stato quell’altro, e lui sarebbe stato puntuale all’appuntamento con i genitori che lo venivano a prendere al temine dell’allenamento, senza farli aspettare nemmeno un attimo!”

Violetti, oltre alla brillantissima performance con i Giovanissimi nell’84, vinse anche un campionato C.S.I. con la categoria Pulcini nel 1980, una nidiata di ragazzini, alcuni dei quali fecero poi l’intera trafila nel Paradiso ed altri ebbero anche l’occasione di andare un po’ avanti in un mondo del calcio che concedeva poche possibilità alla maggior parte dei giovani.

Magrino, Febbraro, Sargeni, Scipinotti, Servi e Serni erano alcuni di quei piccolissimi atleti che correvano e si divertivano, fieri di indossare quelle magliette e mettersi in posa per una foto di squadra – come detto – nel Chiostro del Convento del Paradiso, lo stesso che dette il nome alla società viterbese.

 

 

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