TUTTI IN CAMPO. TANTI DIFENSORI NELL’ALBUM DEI RICORDI GIALLOBLU

La Tuscia calcistica ha spesso rassomigliato a Robin Williams nel film “Tempi Migliori” dell’86, in cui convince un meccanico suo amico, campione a riposo, ad andare a ricercare i giocatori e rimettere insieme la squadra che tredici anni prima non aveva avuto la gioia di vincere.

Era un insoddisfatto funzionario nella banca di proprietà del suocero: rimuginava spesso, ancora angosciato, sulla sconfitta -da lui causata – della squadra di football americano della sua città. Rimettere insieme una squadra in pochi giorni – e ricreare un gruppo con la stessa voglia di vincere di un tempo – fu la formula magica del film. Qualcosa di simile a ciò che pensarono tante volte gli appassionati del calcio gialloblù, almeno coloro che hanno avuto la pazienza di attendere sempre. Cercando spesso di subire pochi gol, di puntare su difensori rocciosi, che, per la verità, alla Viterbese raramente sono mancati.

Roccioso era Beppe Zappella, serio, di poche parole fuori dal campo e altrettanto schivo all’interno del rettangolo di gioco. Poche parole, ma tanti fatti, per uno che in gialloblu giocò in due riprese e che la cui mancata conferma – la seconda volta -destò più di una perplessità, unita a un certo disappunto, da parte degli osservatori più attenti.

Un difensore così, di scuola-Milan, con quella decina di presenze in serie B con la maglia del Como e una intera stagione – sempre tra i Cadetti – con il Monza non capita tutti gli anni da annoverare nelle fila gialloblu. Quel ragazzo del ’73 giocò trenta gare – con tre reti segnate nel 2000-01 – e altrettante due anni più tardi, con Totò Di Somma in panchina, il quale condusse la Viterbese alla salvezza contro il Giulianova alla Palazzina, dove si festeggiò come per una vittoria del campionato, con giocatori in mutande in mezzo al campo circondati da tifosi in visibilio.

Tutti chiesero a gran voce la conferma del ragazzo di Milano, ma le scelte  societarie erano canalizzate in altro modo, per cui a Zappella non rimase altro che riprendere la via di Catanzaro, dove andò a disputare nientemeno che trentuno presenze in una grande piazza. Tutt’altro che poco per uno “scarto” della Viterbese.

Rimangono le due stagioni da protagonista in gialloblu, per lui. Incastonate in una lunga carriera, che trovò ancora spazi a Ivrea, Alessandria, Pesaro e Cuneo, per un difensore che provò pure l’ebbrezza del calcio giapponese.

Qualche volta dalla tribuna lo ha osservato anche Gigi Sbocchia, il quale, negli anni settanta, era un giovane stopper di Capodimonte. A soli sedici anni aveva già esordito in prima squadra, mostrando qualità eccellenti, al punto di far immaginare un futuro radioso. In una amichevole della rappresentativa giovanile, contro l’Inter, riuscì a non far vedere palla nientemeno che a “Spillo” Altobelli. Poi un problema al ginocchio lo fece uscire di scena ben presto. Troppo presto!

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