TUTTI IN CAMPO. LA STORIA DI TONINO GASPERINI

Conobbi molto da vicino, come detto, Tonino Gasperini. Era il primo pomeriggio del diciotto novembre millenovecentosettantaciqnue. La location, Orvieto. La piazza è quella da dove si scende per il pozzo di San Patrizio. Una piazza che quel pomeriggio si riempie di macchine non targate TR (come tutte quelle locali), ma VT, di fronte alla Caserma situata proprio lì, quella del Reggimento di Sardegna, dove si sarebbe svolto per due mesi il CAR dell’aereonautica militare. Accanto alle auto, facce un po’ smarrite di tanti ragazzi che lasciavano per la prima volta – nella maggior parte dei casi – le proprie case. Alcuni guardavano circospetti, altri imboccavano il cancello d’ingresso insieme ai genitori, i quali si prodigavano in consigli, nascondendo a fatica qualche lacrimuccia. Il saluto nell’androne presidiato dal corpo di guardia, poi gli abbracci, prima che tanti ragazzi della Tuscia, circa un centinaio, mettessero piede nel grande piazzale, quello che sarà quasi sempre – la mattina, con l’alzabandiera – preda della nebbia, con difficoltà di intravedersi a vicenda.

Di sopra le camerate, da una ventina di brande ciascuna. Camerate separate solo da pareti, senza porte, governate da una recluta che – secondo i turni – si posizionava all’ingresso, garantendo, in un certo senso, ordine e privacy, mentre la tramontava soffiava forte sulle enormi ventrate, anche prive di qualche pezzetto di vetro, dei finestroni che davano sulla valle sottostante. Tra la ventina di quello stanzone c’era anche un giovane portiere, Tonino Gasperini, uno che si stava facendo onore difendendo i pali della Forgav, nata dalla fusione di Forano e Gavignano. Era bravo e si pensava potesse anche sfondare. Era bravo e si vedeva pure, quado si facevano quei “tiretti” nella porta disegnata sul muro del piazzale, oppure in quelle rare occasioni in cui veniva concesso l’uso del campetto, malridotto, adiacente la caserma, lo stesso che negli anni sessanta era stato il “regno” dell’Orvietana.

Erano i giorni belli della giovinezza, dei sogni di tanti ragazzi, siano stati essi aspiranti calciatori o aspiranti giornalisti. Nessuno avrebbe immaginato che alcuni di loro avessero finito la propria corsa terrena esageratamente anzitempo, Tonino, in giovane età, peraltro, direttamente sul campo di calcio, in un normalissimo giorno feriale. L’impegno è assiduo, serio, come quando, tanti anni prima, ci si allenava per scendere in campo la domenica. Tonino stava facendo il preparatore dei portieri e un infarto gli impedì, quel pomeriggio di settembre, di continuare ad amare il calcio.

Suo fratello Vincenzo ogni anno lo ricorda con un riuscitissimo Memorial, a cui partecipa tanta gente, dagli amici e colleghi di allora a tanti ospiti illustri, che giungono soprattutto dalla Capitale, anche dal calcio nazionale.

Anche Mario Romani, c’è sempre: legato da profonda stima e amicizia a Vincenzo, come lo era stato nei confronti di Tonino. Anche in passato, anche quando Romani allenava con passione nella sua Civita, praticamente in quasi tutte le categorie, anche se i grandi risultati ottenuti in ambito giovanile rimangono più impressi nella memoria di chi seguiva le vicende del pallone provinciale dei primi anni ottanta.

DAL LIBRO “TUTTI IN CAMPO!”

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