SEDICI ANNI FA VENIVA UCCISO IN HONDURAS CLAUDIO CRUCIANI

Sembra ieri ed invece sono passati già sedci anni. Dieci anni da quel maledetto pomeriggio in Honduras, dieci anni da quando Claudio Cruciani non c’è più.

La Viterbese, quel giorno, aveva appena giocato la sua prima gara nel ritiro sul Monte Amiata e mentre ci si apprestava a scrivere il pezzo è arrivata la notizia di agenzia che ha lasciato tutti sbigottiti: Claudio era stato ucciso da alcuni banditi-balordi su un autobus che viaggiava per le strade impervie. Così lontano da casa, imprigionato in quello che era il suo grande amore, i viaggi a lunga gittata, stavolta nell’America Latina, come in passato ovunque, anche in Africa, a bordo del Vespone color verde bottiglia.

Tradito da quello che amava di più, insieme alla musica, al lavoro, agli amici, in quella Scuola Pietro Vanni dove era diventato un punto di riferimento per molti, soprattutto per quelli che cercano confronti diretti, schietti e senza alcuna ipocrisia.

Tradito da quei balordi e dal suo senso della giustizia e dell’altruismo che l’hanno portato a difendere una signora tedesca minacciata dai banditi, che, alla fine, hanno premuto quel grilletto.

Sembra ieri ed invece tanto tempo è passato, anche da quell’altro pomeriggio, quello dei funerali in una piazza del Duomo strapiena, tra due ali di folla: applausi e tante lacrime di chi non voleva crederci ancora.

Tante cose sono cambiate, ma il ricordo di chi lo ha davvero saputo apprezzare, e da cui è stato reciprocamente apprezzato, è rimasto intatto, ricordo in cui Claudio ha continuato a vivere in modo indelebile, così come in quelle fotografie con il volto sempre sorridente a cui il tempo non ha rubato i contorni.

 

 

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