TUTTI IN CAMPO. I BEI TEMPI DELLA TELEVISIONE LOCALE!

Delle “vecchie” trasferte, inutile dirlo, rimangono tanti bei ricordi, come quello di Firenze, al campo Quattro Strade, alla fine degli anni settanta. Esattamente dove giocava la Rondinella, squadra del bomber Palazzi, una solida formazione che puntava a vincere il campionato e che aveva un cospicuo numero di tifosi agguerriti sugli spalti, i quali inveivano sistematicamente al primo accenno di fallo dei giocatori della Viterbese. L’ex difensore gialloblu Stefano Bina, ancora oggi va fiero della sua prestazione di contenimento, in quell’occasione,  sul temutissimo attaccante toscano. Vinsero i Fiorentini e riservarono un fine partita non del tutto “fraterno” agli sportivi viterbesi presenti sugli spalti.

Quante domeniche – in quegli anni – trascorse a filmare e commentare la Viterbese! Anche quando non si è nelle migliori condizioni fisiche, come, ad esempio, in occasione della trasferta in Sardegna, a Quartu Sant’Elena. Era un’ottima squadra, quella Viterbese lì, con Cari e Berdini che tenevano alto l’umore del gruppo.  

Poi la televisione locale si evolse e le trasmissioni sportive riuscirono meglio. Tra le più seguite c’era quella della domenica sera, quando tutti aspettavano i risultati: appena ce n’era uno sbagliato, si scatenava una ridda di telefonate di protesta, a dimostrazione dell’indubbio seguito, dall’altra parte della telecamera, tramite il piccolo schermo.

Ne derivava pure una interessante trasmissione di fine stagione – negli studi dell’emittente TeleViterbo, in Via Garbini – con tanti ospiti presenti e con la consegna dei premi, il più ambito dei quali era un Leoncino in bronzo creato dall’artista milanese Di Iorio.

Un gran galà dell’emittenza viterbese che si vestiva a festa per l’occasione, sotto la sapiente regia di Tonino Moscatelli, un vero “mostro sacro” della tecnologia, e sotto lo sguardo compiaciuto dell’editore Luigi Taurchini, il quale aveva deciso di assegnare la responsabilità della redazione sportiva ad un giovane poco più che ventenne. Madrina d’onore, di quell’happening finale, la compianta Rita Ciacci, icona dei valori più apprezzati da tutti,  giocatrice di basket e ragazza di riconosciuta bellezza.

Tanti ne sono passati per quelle passerelle televisive, compreso l’istrionico Nazzareno Cerusico, uno che riusciva a far gruppo come pochi e a motivare chi gli stava attorno. Prima di alcune partite, ad esempio, quando la società non aveva corrisposto gli stipendi, faceva finta di andare in escandescenze, “minacciando” di metterci lui i soldi per pagare i suoi ragazzi, finché – alla fine – non si muoveva qualcuno dei dirigenti e interveniva, per quello che poteva.

Allenava anche le rappresentative. Questo gli rendeva più semplice pescare giocatori qua e là, contattarli e convincerli a seguirlo quando approdava in una nuova piazza calcistica.

La Viterbese era costretta – tanto per cambiare – a vere peripezie per mettere insieme un budget stagionale accettabile, sperando sempre di poter coltivare ambizioni di un certo livello, in serie D.

Cerusico ne sposò la causa e anche le difficoltà, mettendo insieme una squadra con delle individualità di spicco. Addirittura tre dei giocatori che aveva scelto finirono nella Nazionale Dilettanti, che peraltro disputò una partita a Viterbo contro Malta.

Erano ancora di là da venire le ruspe che rifecero la Palazzina nel 2008. Sembravano enormi mostri di fantascienza: in poco tempo divoravano cemento e fil di ferro, posandosi su parte di quel terreno verde che spesso – da ragazzi – si rimaneva a guardare estasiati.

Soprattutto quando il mitico Antero, il custode del campo, tagliava l’erba: sembrava …. un pittore e lasciava i segni della falciatura che rassomigliavano a delle figure geometriche perfette.

Ora quei ricordi – belli e anche un po’ romantici – sparivano di fronte all’immagine più “cruenta” di un mucchio di sassi al posto delle tribune.

Tutti erano felici che Viterbo avesse uno stadio nuovo, che potesse contenere tanta gente, ma pochi immaginavano che di li a pochi mesi la Viterbese sarebbe retrocessa e che le grandi sfide sarebbero rimaste solo nella memoria di chi le aveva viste – e commentate – anni prima.

Durante quei mesi di lavori, molte partite di via della Palazzina, diventarono altrettante “casalinghe” in giro per l’Italia.  

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