AMARCORD. BAGNOREGIO E LA BELLA AVVENTURA NEL CAMPIONATO DI SECONDA CATEGORIA

La cittadina di San Bonaventura ha cercato, nel corso degli anni, di trovare una precisa collocazione nella scala  gerarchica del calcio della Tuscia.

Come avviene in tanti altri centri della provincia di Viterbo, ci si gode un attimo di gratificazione sfogliando l’album dei ricordi. Fa bella vista di sé – in tale collezione bagnorese – una stagione particolarmente importante, quella che riuscì a vincere un appassionate  campionato  di seconda  categoria, superando la concorrenza di due ostiche avversarie.

Erano – queste – la Caninese e il Viterbo Cura. La squadra di Canino aveva operato sul mercato senza badare a spese, portando giocatori importanti, come Donati, Iengo e – soprattutto – Romolo Santolamazza, che era stato portiere della Roma Primavera, anche con qualche apparizione sulla panchina della prima squadra. 

E da una gestione così seria e oculata non poteva non nascere una squadra altrettanto ammirevole, che aveva un fiore all’occhiello di grande fascino, Antonio Pellegrino, invidiato da tutte le altre squadre del lotto.

Pellegrino era la punta di diamante. Il giocatore siciliano era reduce dalla stagione alla Viterbese, a seguito della quale aveva deciso di pensare più ad un lavoro che al calcio.

Aveva deciso di aprire una oreficeria a Orvieto, nel centro storico, a due passi dal celeberrimo Duomo. Un’attività che è ancora in piena attività.

Per   fare   questa   operazione,   però,   c’era   bisogno   di   una

fideiussione bancaria che l’attaccante non possedeva. Decise di aiutarlo  in  questo proprio  il presidente  Papalini,  insieme  ad altri due dirigenti. In cambio ottennero le prestazioni in campo di un tale talento, un vero lusso per la seconda categoria.

Con  i  suoi  gol  il  Bagnoregio  diventa  una  delle  migliori formazioni, ma all’ultima giornata la sorte sembra comunque segnata. Gli uomini di Quintarelli, sotto di un punto alla Caninese, giocano a Ronciglione, mentre la Caninese ospita il già retrocesso Capodimonte.

E’  già  festa  a  Canino,  quindi.  Tutta  una  serie  di  palloncini colorati   sono   affissi   lungo   la   rete   di   recinzione   e   una “porchetta” è pronta a… scendere in campo. Ma le cose vanno diversamente: il pallone non vuole assolutamente entrare e il pareggio in bianco cambia totalmente il volto del campionato.

Si va allo spareggio, allo stadio di Viterbo, quasi tutto esaurito. Il Bagnoregio batte la Caninese. Di misura, ma con merito, sapendo gestire molto bene ogni zona del campo dopo essere passata in vantaggio – dopo una decina di minuti di gioco – con Maurizio Delle Monache, il quale deciderà, quindi, l’importante gara.

Delle   Monache   era   uno   dei   molti   Viterbesi   arrivati   a Bagnoregio. Aveva fatto cose eccellenti nella Viterbese Allievi, ma poi non aveva avuto la chance di proseguire, di arrivare alle soglie della prima squadra gialloblu, come successo a qualche compagno di squadra.

C’era il compianto Renzo Lucchi. Massimo Quintarelli e il neo direttore sportivo Pedicone (che era stato per anni brillante portiere) andarono a fare una passeggiata – dopo  cena  –  a  Bolsena,  con  il  desiderio  di  un  gelato  sul lungolago. Incrociarono Lucchi, il quale era reduce dall’esperienza alla Viterbese – con presenze sia in serie C che in serie D – e che sembrava difficile da convincere a scendere in seconda categoria.

Ci provarono lo stesso. Lucchi accettò e Quintarelli lo trasformò da difensore di marcatura a centrocampista di contenimento, un vero  punto  di  forza,  un  ostacolo  quasi  insuperabile  per  gli avversari. 

All’opera uno dei pochi club “di fedelissimi” del calcio di provincia. Si chiamava “il Ciocco” e seguiva la squadra anche in trasferta, oltre a pilotare un copioso numero di spettatori nelle partite casalinghe.

Il nome derivava da una base di albero che era rimasto ai margini della tribuna dopo i lavori di costruzione del campo sportivo.   In   una   freddissima   giornata   invernale,   i   tifosi bagnoresi decisero di accendere un falò per scaldarsi proprio con   questo   residuo   vegetale.   Tutti   quelli   attorno   al   falò divennero anche i fondatori del “club”.

DAL LIBRO “CARO SPORT, TI SCRIVO …”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tifosi del Bagnoregio 1981-1982

 

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