AMARCORD SPECIALE. SOTTILI, CANIGGIA E STROMBERG

NELL’ATALANTA, HANNO GIOCATO INSIEME ALL’ATTUALE ALLENATORE DELLA VITERBESE

Non è capitato a tutti gli allenatori si serie C di aver anche giocato a buoni livelli, soprattutto in squadra insieme a campioni giunti dall’estero, con i loro bagagli di culture e tradizioni diverse, spesso in conflitto con l’essenza del calcio caldo e appassionato della gente italiana.

A Stefano Sottili è capitato. Ha giocato insieme a due biondi dalla chioma fleunte, l’Argentino Caniggia e lo Svedse Stromberg. Gente dai capelli lunghi – nel caso, soprattutto, di Caniggia, dalle auto veloci, alle somiglianze con qualche attore o rockstar d’oltre oceano.

Claudio Caniggia sembrava questo, con qualche eccesso nella vita fuori dal campo, vissuta quasi pericolosamente sopra le righe. Ma la classe era indubbia, unita alla velocità eccezionale per la quale era stato nominato “Hijo del Viento”, nomignolo a cui teneva molto.

Il Verona lo prelevò dal River Plate: una stagione in Serie A, sufficiente a strabiliare il presidente  Bortolotti dell’Atalanta (dove giocava Stefano Sottili), il vice Ruggeri e il ds Vitali. Tutti si “fecero persuasi” di ave messo nelle mani di Mondonico una squadra competitiva. Soprattutto con l’ingaggio del “pupillo” di Maradona. Contratto quadriennale ad una cifra clamorosa, per l’epoca. Fu comunque un affare, perché Caniggia fece 26 gol in tre stagioni e arricchirono la società, cedendolo alla Roma per la cifra record di quasi tredici miliardi. 

Tornò in Lombardia a fine carriera: voleva aiutare la sua squadra finita in Serie B, con l’entusiasmo i tifosi ritrovarono, rivedendo in campo il beniamino più osannato. Arrivò praticamente gratis per una stagione abbastanza sofferta, in un campionato cadetto che poco regala alle Star.

Riuscì ugualmente a fare una altro regalo e Ruggeri e compagnia: venne ceduto agli Scozzesi del Dundee ed arrivarono nelle casse atalantine altri soldi.

L’altra chioma bionda atalantina, che svolazzò insieme a Stefano Sottili è il gigante svedese, che fece innamorare una volta di più il popolo bergamasco e fu foriero di tante vittorie, a cui si assomma la partecipazione alle Coppa delle Coppe, in cui incredibilmente l’Atalanta di Mondonico arrivò alla semifinale e sfiorò l’impresa leggendaria.

I nerazzurri in quella stagione disputano il campionato di serie B, ma lo fanno con calciatori come Glenn Peter Strömberg, appunto, elemento di valore internazionale, e Italiani rampanti cone Incocciati, Garlini e Cantarutti. Curiosità ancora più particolare è che in quella  competizione europea così importante ci sia l’Atalanta di serie B, eliminata dal Malines, che conquisterà la Coppa.

Quando Emmers realizzò il due a uno per i Belgi, il discorso qualificazione chiude e i Nerazzurri uscirono  dopo essere stati ad un passo dalla finale, con le parate di Preud’homme che iscrissero, comunque, la prova dell’Atalanta tra i grandi eventi delle Italiane in Europa. Soprattutto quelle non avvezze ai grandi palcoscenici.

E Stromberg era lì, su ogni pallone. E Sottili lo guardava, magari sapendo di non essere un campione, ma di amare tantissimo quel pallone. Forse nella sua immaginazione pensava che un giorno avrebbe fatto l’allenatore!

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