AMARCORD. DICIOTTO ANNI…

ERA IL 2007…

Diciotto anni. Tutto quasi come allora? Oppure è cambiato quasi tutto? Per molti versi sembra la seconda risposta quella più attinente alla realtà, di mezzi, di persone, di linguaggi, di valori. Difficile riconoscersi ancora in qualcosa che, invece, diciotto anni fa prendeva corpo in un mondo decisamente diverso. D’Ascanio e Alimelli, due di allora, del Corriere di Viterbo, i soli due di allora che posso ricordare: la stima è rimasta ancora, e credo reciproca, da quel lontano 1989 in cui cercammo di fare le prime prove nei locali del centro Mimosa.

Erano i tempi di una Viterbese senza troppi soldi (e questa, purtroppo, è una delle poche cose rimaste intatte), con uno sport da seguire fatto di tanta umiltà in più, di persone vere, che ci mettevano l’animo, ma anche di gente simpatica, estremamente rispettosa di questo lavoro, insieme a molti lettori che apprezzavano il linguaggio “pulito”, la narrazione dei fatti scevra da sensazionalismi, da pressappochismi, da gossip gratuiti.

Erano i tempi di Di Vincenzo allenatore, del ritorno di Persenda, tempi fatti anche di retrocessioni, che qualche stagioni più tardi vennero riabilitate da Paolo Berrettini e dai suoi splendidi ragazzi. Poi ancora un po’ a singhiozzo, fino alle ripetute stagioni con Deodati “padrone del vapore” e Leo Acori che si affacciava al “grande calcio”, lui che veniva dal Prati, in Promozione, e che forse non sperava neanche, un giorno, di affrontare – facendola peraltro soffrire – la Juventus.

Che dire del grande pomeriggio del “Curi” di Perugia? Con tanti tifosi gialloblu a correre sul terreno di gioco per festeggiare lo storico ritorno in serie C? Si può dire che la Viterbese incrociò la sua strada con quella di un grande personaggio, Guido Attardi, probabilmente il più grande di tutti, come uomo e come allenatore. E non soltanto perché non c’è più, perché questi diciotto anni hanno “rubato” pure molti uomini che avrebbero meritato di esseri ancora. Eccome!

Attardi fece un mezzo miracolo portando la matricola gialloblu a giocarsi i playoff per la promozione in C1 e solo per un soffio – non senza recriminazioni – a Giulianova alzò bandiera bianca. Ci riprovò una seconda volta due anni più tardi e dette vita, fino ad un certo punto della stagione, ad un bellissimo duello a distanza con la Spal.

Diciotto anni di pagine belle, ma anche di sventurati fatti, con un fallimento ed anche altri sfiorati, con un’estate, quella del 2004, che neanche un giallista pessimista avrebbe scritto. Fatti e personaggi, personaggi come Gaucci, controverso, non sempre simpatico, che ha lasciato anche una situazione non troppo fluida, ma che a Viterbo riuscì a creare un entusiasmo incredibile, perché gli amanti della Viterbese si sentirono per la prima volta non secondi a nessuno, pensarono che nulla fosse impossibile, vincere un campionato di C2 con Beruatto, sfidare piazze blasonate per la volata finale verso la B.

Gioie e dolori, sorrisi e pianti. Qualche lacrimuccia rigò il viso dei più sensibili quando Martin Turchi sbagliò il gol decisivo contro l’Ascoli: fosse andato dentro quel pallone, forse, oggi la Viterbese sarebbe stata tutta un’altra cosa, forse ancor più di quanto ci si illuse fino a quel caldissimo pomeriggio di Crotone, quando svanirono i sogni e – qualche settimana più tardi – anche l’intero calcio alla Palazzina.

Già, la vecchia, cara, Palazzina: c’è stata anche la sua demolizione in questi diciotto anni, quelle tribune da cui sportivi ed addetti ai lavori avevano applaudito fior di giocatori, il bomber di sempre, Omar Martinetti, il più esplosivo in una stagione, Enrico Polani, quelli volati, poi, verso la serie A, con Fabio Liverani e Davide Baiocco su tutti.  

              CLAUDIO DI MARCO

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