AMARCORD. IL BASKET VITERBESE DEGLI ANNI SETTANTA

Erano i tempi in cui la Garbini si faceva valere in serie D. Era la massima espressione del panorama viterbese, con i vari Achilli, Micio, Angelucci, Galli, Navas, Zaccani (il fratello maggiore) e Di Giuseppe. Praticamente quelli che poi lasciarono spazio alla prima formazione extraviterbese, che salì in serie C e –successivamente – tra i Cadetti.

Una galleria interminabile, nella lunga gestione della signora Anna Garbini alla presidenza del basket maschile, che ha davvero riversato enormi somme nella vita della società, non facendo mai mancare nulla ad alcun giocatore, dall’alloggio al premio partita.

Nacquero – a cavallo tra gli anni settanta e ottanta – alcune stagioni indimenticabili, quelle della promozione in serie B, quelle dell’esplosione di una squadra che fece il salto di qualità con l’arrivo dei “Romani”, Azzoni, Giannelli, Borromeo, Torosatto, Fallucca, ma che vide l’irruzione fantastica dei ragazzi terribili di Viterbo, Fabrizio Gatti, Paolo Lega e Fabrizio Coletta, che seppero diventare a tempo di record protagonisti veri.

Seguimmo per Televiterbo diverse partite della stagione della scalata alla serie B, registrando anche le telecronache in trasferta. Una di quelle fu a Porto San Giorgio – proprio la città di Sergio Zoppi, un altro dei nuovi protagonisti in gialloblu – in un sabato di febbraio in cui ci avviammo alla volta delle Marche a bordo della Fiat 127 bianca dell’operatore Gigi Mercati.

Una volta piazzata la telecamera in alto, al termine delle gradinate, stavamo tranquillamente attendendo l’inizio della gara, convinti che ne venisse fuori una piacevole serata. Ma la partita s’incattivì e i  locali diventarono furiosi mente la Garbini prendeva il largo: non ci stavano, urlavano, tiravano qualche oggetto in mezzo al campo. Minacciavano, anche rivolgendosi indietro, verso la telecamera.

Ecco allora l’escamotage dell’operatore e del giovane commentatore: quello di “confessare” che non si trattava di una televisione di Viterbo, ma che la partita sarebbe stata trasmessa  su una emittente abruzzese il giorno dopo. Non sappiamo se qualcuno di quegli scalmanati andò davvero a ricercare la frequenza della tv, ma sicuramente quelle immagini, con i Gialloblu in festa per il successo corsaro, non finirono mai sugli schermi abruzzesi.

Di alcuni di quei giocatori oggi sono i figli a tenere alto l’onore nella pallacanestro: Fallucca, ad esempio, ha un figlio in serie A, che ha vinto anche un oro con la Nazionale ai Mondiali under 20 in Estonia.

Samoggia (che giocò in B, insieme al primo lungo di due metri e tre centimetri approdato a Viterbo, Giorgio D’Aggradi) ne ha addirittura due, Giuliano e Matteo, entrambi ai massimi livelli del panorama cestistico nazionale.

Due gli allenatori che scrissero le pagine più importanti di quel triennio, Ferranti e Tony Santi. Soprattutto quest’ultimo riuscì a stabilire un rapporto intenso con la gente, con la tifoseria, con gli addetti ai lavori. Era uno che riusciva anche a far allenare le sue squadre con allegria. A Viterbo come alla Vis Nova, precedentemente, dove c’è chi, ancora oggi, ricorda quei momenti con affetto e tanta simpatia.

error: Content is protected !!