AMARCORD. LA GRANDE CARRIERA DI GIANNI MASCAGNA

Il ragazzo di Ronciglione era stato scoperto durante i Giochi studenteschi: da semplice autodidatta era riuscito a conquistare il titolo regionale.

Non male per uno che fino a quindici anni si era cimentato soprattutto con l’atletica. Non fu difficile convincerlo a coltivare quella straordinaria potenzialità che il sedicenne si portava appresso. Il ragazzo del ’67 iniziò nel 1985, inanellando una serie impressionante di città – e cittadine – in cui si fece valere, da Civitavecchia ad Ancona, dal mare della Sardegna al lago Trasimeno, da Roma a Spoleto.

Proprio in quest’ultima piazza ebbe l’opportunità di essere allenato da Carmelo Pittera, i cui insegnamenti risultarono fondamentali nel completamento del Mascagna sotto rete e di quello fuori dal rettangolo di gioco.

Uno dei tanti momenti vittoriosi del “Ragazzo di Ronciglione”

Una carriera magnifica, che gli spalancò anche le porte azzurre, seppure l’esordio in Nazionale – nel ’92 a Perugia – coincise con una sconfitta per tre a zero dell’Italia contro l’Argentina. Ha avuto tanti compagni di squadra di altissimo livello, come Marco Meoni e Michele Pasinato, con i quali ha anche condiviso i tre anni di Nazionale, con Velasco in panchina, vincendo una Coppa Confederale.  

Ma soprattutto Mascagna fu tra i primi a intuire che il Beach Volley sarebbe diventato importantissimo in tutto il mondo, una vetrina eccellente ed anche fonte di guadagno.

Soprattutto, però, era la necessità di nuova adrenalina per uno dal “dna” competitivo.  E così – nel ‘99 – ha deciso di lasciare la pallavolo per dedicarsi al Beach Volley, sport in cui è anche più facile far emergere lo spirito vincente, dovendo interagire con un solo compagno di squadra, anziché con tanti giocatori, tante personalità.

E’ stato il terzo italiano a vincere il titolo tricolore per due anni di fila. Da mettere in bacheca insieme agli innumerevoli successi, quasi tutti condivisi con il suo grande amico Andrea Ghirghi.

Vittorie italiane e trionfi all’estero. Tanti. Al punto di farlo diventare uno degli assoluti specialisti della disciplina. Protagonista sulla sabbia fino alla soglia dei quaranta anni.

E, appena appese le scarpette al chiodo, eccolo immediatamente lanciato in veste di coach, ingaggiato addirittura dalla nazionale femminile russa, con cui partecipò alle Olimpiadi, chiudendo al tredicesimo posto, aggiungendo un’altra perla ad un curriculum più che prestigioso. Nessun “Viterbese” si sarebbe mai immaginato niente di simile.

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