Domani quarto di finale contro la Francia…

Oggi pomeriggio la squadra si allenerà in vista del quarto di finale di domani sera contro la Francia in programma a Benevento alle ore 21. Una partita molto importante per gli azzurrini: i tifosi hanno cominciato a mobilitarsi per esserci.

Un bel primato, quello di partecipare a ben 3 Universiadi e averne vinta una. “E ho giocato tutte le partite: nelle prime due edizioni da titolare, l’ultima da subentrato” ricorda con orgoglio Filippo Corti, ex giocatore di Pro Sesto, Tritium e Varese, un mediano alla Gattuso e oggi…. tante cose: segretario Generale del CUS Roma Tor Vergata, Tutor e Docente al Corso di Scienze Motorie Curriculum Calcio, rappresentante dell’AIC per relazioni con la FIFPro. Filippo è anche all’Universiade di Napoli, perché fa parte della segreteria organizzativa della delegazione italiana del CUSI ma è sempre giocatore nell’anima. Quando parla della sua esperienza passata gli occhi gli si illuminano: “Vestire la maglia azzurra, rappresentare il proprio Paese è qualcosa di meraviglioso. Ti dà una spinta pazzesca, specie quando sei fuori casa”. 

Perché lui le ha giocate tutte all’estero, le Universiadi, e quella che ha vinto era in Corea del Sud nel 2015: “Avevamo tutto lo stadio contro ovviamente. C’erano 10.000 coreani che tifavano per la propria Nazionale. Ma poi vincemmo la finale in modo perentorio, 3-0, e fu una gioia pazzesca”. I ricordi delle altre 2? “La prima, nel 2011, fu una specie di sogno… avevo vent’anni e non riuscivo quasi a rendermene conto. Io che rappresentavo l’Italia? Una volta superata l’incredulità… il torneo era finito. La seconda, quella del 2013, la ricordo con rammarico nonostante ci fossero le premesse giuste: ma poi girarono male tante cose, perdemmo nel girone di qualificazione, troppe cose furono sbagliate. L’ultima è ovviamente quella più felice, quella perfetta. Anche se non giocavo titolare, per la squadra ero una sorta di capitano ‘morale’ e questo per me fu un riconoscimento magnifico, perché ero stato sempre capitano sul campo”.

E l’Italia di oggi? “A me piace. C’è molto entusiasmo. I ragazzi la stanno vivendo nel modo giusto, trasformando l’esperienza in energia positiva. Mi sarebbe piaciuto giocare un’Universiade in casa. E’ una grande opportunità poter sentire l’affetto della gente vicino”.

 

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