IL 21 OTTOBRE ’90 L’ULTIMA TRASMISSIONE DI PAOLO VALENTI

La dimostrazione di chi è attaccato al lavoro fino all’inverosimile, fino a decidere di andare in onda anche quando tutto ti farebbe desistere. La popolarità di Paolo Valenti fu legata al grande successo di 90º minuto, da lui condotto fino al 21 ottobre 1990. Nella puntata di quel giorno apparve molto dimagrito e con la voce affaticata: già gravemente malato, si sarebbe spento poco dopo.

Era davvero qualcosa che apparteneva agli Italiani come la bandiera tricolore, che entrava nelle famiglie quasi come il panettone, solo che ci entrava tutte le domeniche, iniziando insieme a Maurizio Barendson nel 1970, anno non certo banale per il calcio, quello dello scudetto del Cagliari e dei Mondiali del Messico. Fino a quel momento l’italia era TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MNUTO, quello dello “scusa Ameri e scusa Ciotti”, la radio che scandiva i ritmi della società italiana alle prese con il boom economio del dopoguerra.

Paolo Valenti costruisce la squadra vincente, con qualche giornalista discutibile – e anche discusso – per l’abbigliamento o le inflessioni dialettali, ma che hanno dato il massimo per confezionare in tempi brevi quel prodotto così seguito al piccolo schermo.

La mano di Luigi Necco, con sullo sfondo i Napoletani, Tonino Carino da Ascoli, le cravatte di Castellotti, Giannini da Firenze, l’ironia di Beppe Viola, Ferruccio Gard da Verona, Giorgio Bubba per Genoa e Samp, Lamberto Sposini, per dire.
Anche 20 milioni di persone ai tempi d’oro. Quando il calcio era diverso e si esibivano i campioni della tecnica del pallone. Quelli che sono finiti, spazzati via dal calcio moderno del grande fisico e dall’abbonamento. Novantesimo, quel minuto che non c’è più!

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