PASOLINI, GRANDE TIFOSO DEL BOLOGNA!

Pasolini, anche appassionato – e praticante – di calcio, come non avrei mai immaginato.

“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone – scriveva – sui Prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Giocavo anche sei-sette ore di seguito, da ala destra. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia. Quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni e Andreolo, di Marchesi, di Fedullo e Pagotto. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone.  Che domeniche allo stadio comunale!

Ci sono nel calcio dei momenti esclusivamente poetici, quelli dei «goal». Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità.

Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere del campionato è sempre il miglior poeta dell’anno. In questo momento lo è Savoldi. Il calcio che esprime più goal è il calcio più poetico.”

Forse vale anche di più leggere cose di calcio quando sono scritte da un maestro del cinema e della letteratura. Forse vale di più quando si scopre – come è successo a me – un insospettabile collegamento tra il calcio e Joseph Ratzinger.

 “Il gioco del calcio è diventato un avvenimento globale, che lega le persone di tutto il mondo, al di là di ogni confine, negli stessi stati d’animo – dalla trasmissione radiofonica Zum Sonntag,  della Bayerische Rundfunk,  del 3 giugno 1978 –  nelle speranze, nei timori, nei dispiaceri e nelle gioie. Difficilmente un altro avvenimento sulla Terra può mostrare una simile potenza di coinvolgimento.

Ciò mostra che qui deve piacere qualcosa di originariamente umano, e ci si chiede da dove un gioco tragga questa forza. Il pessimista dirà che succedeva la stessa cosa nell’antica Roma.  

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