AMARCORD. MASSIMO VILLETTI, IL “VITERBESE”

Massimo Villetti, Viterbese, classe 1944, campione d’Italia a soli venti anni, capace di inserire nel proprio palmares – tra l’altro – una Coppa dei Campioni e ben due Coppe Intercontinentali.

“Sono nato a Viterbo – dice l’ex campione, con un accento del nord che non sembra tipico dell’idioma della Tuscia – con mio padre che lavorava in Polizia e che poi, successivamente, diventerà anche un dirigente dell’arma, a Roma.

Ho vissuto nella città dei Papi solo fino a cinque anni, quindi diciamo che l’ho vissuta poco, visto che ci siamo trasferiti a Livorno. E’ lì che è nata la mia passione per la pallacanestro. In quella città erano passati, sul finale della guerra, gli Americani e quindi furono stati un po’ “i missionari” di questo sport, inducendolo anche nei giovani, oltre che nella componente sportiva agonistica.

A tredici anni ho cominciato e sono andato abbastanza bene, visto che, insieme ai miei compagni, abbiamo vinto due campionati giovanili di seguito. Quindi il salto a Varese e tutto il resto della carriera che conoscete”.

Massimo vive ormai da tanto tempo a Verona: ci ha anche allenato per tre anni, poi ha deciso di chiudere con la pallacanestro e dedicarsi alla sua attività di ingegnere meccanico, grazie ad una laurea ottenuta studiando quando c’era da allenarsi in modo intensissimo e giocare per gli scudetti e le Coppe”. Davvero qualcosa di inimmaginabile ai tempi d’oggi, quando i giovani che giocano qualche partita, neanche tra i professionisti, si sentono appagati e non ci pensano neanche a prendere pure i libri per farsi un futuro quando il fischio finale della carriera – ammesso che sia anche tale – decreterà lo stop.

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