CALCIO, BELLEZZA, MUTANDE, LIRE….

La ricerca di sempre nuovi aneddoti e ricordi, dunque, è proseguita e ne sono emersi tanti altri. Molto spesso quelli di uno spogliatoio gialloblu da sempre pittoresco e ricco di spunti, soprattutto nei tanti anni della serie D. Il difensore Antonio Bonfili, ad esempio, era famoso per le sue imitazioni di Carlo Verdone, imitazioni che, peraltro, gli hanno consentito di vincere la puntata di “Beato tra le Donne”, programma degli anni ‘90 su canale 5. Il suo “braccio destro” era il massaggiatore Ermanno. Una volta, durante l’appello dell’arbitro, vedendo che tutti i giocatori, dopo essere stato pronunciato, come di consueto, nome e numero, voltandosi di schiena facevano vedere il tipo di tacchetti utilizzati, Ermanno stupì tutti. Quando toccò a lui, infatti, come fatto dai giocatori, si girò, alzando il piede per far vedere le scarpe, generando una risata generale, a cui non si sottrasse neanche arbitro.

Era il vissuto di spogliatoio, con relative regole non scritte! Un giorno, dopo ripetuti tentativi dissuasivi nei confronti di un   giocatore, per convincerlo a cambiare biancheria intima, che oramai da giorni continuava imperterrito a proporre, i compagni di squadra gialloblu decisero di bruciare l’indumento “incriminato” al centro dello spogliatoio, danzandoci attorno in cerchio. La cosa più comica fu che, al momento di rivestirsi, non trovando il famigerato capo di biancheria, in dialetto stretto, il protagonista disse: “o ragà addò stanno le mutande mie?”

Il Ghanese Francis, invece, era un simpatico ragazzo, coinquilino del “colorito” Aldo Galasso, il quale gli aveva insegnato – giorno dopo giorno – il dialetto napoletano. Una volta, negli spogliatoi, dopo l’ennesima riunione dovuta ai ritardi nei pagamenti da parte della società, si ritrovò ad ascoltare cosa avesse da dire il presidente Deodati. Mentre l’imprenditore di Pisoniano cercava  di convincere i presenti, prese la parola proprio Francis, il quale, tra lo stupore generale, disse – in dialetto partenopeo – “Presidè, cà nun t’nimm chiù nà lira!”

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