DA “ELLE”

In questi giorni che la questione “sanità” è tornata drammaticamente all’ordine del giorno e ne parliamo senza sosta pensando al lavoro svolto quotidianamente da medici e infermieri (che non si finisce mai di ringraziare), spesso ci troviamo a riflettere sul nostro Servizio Sanitario Nazionale. Dato che l’emergenza coronavirus ha ormai preso i tratti di una pandemia mondiale, infatti, è facile rendersi conto che avere una sanità pubblica -senza doversi preoccupare di una assicurazione medica come accade negli Stati Uniti – è, diciamolo, un enorme privilegio. E così, proprio quel SSN Italiano che tendiamo a dare per scontato e a volte anche a criticare, ora appare inevitabilmente sotto una nuova luce e forse ci viene anche voglia di saperne di più. Com’è nato? Quando è nato? Chi ha lottato perché le cure mediche fossero gratuite? Questa storia, a sorpresa, è una storia al femminile.

Il Servizio Sanitario Nazionale nasce infatti nel 1978 e, attenzione, ha una madre fondatrice: Tina Anselmi. Proprio così, la storia della sanità pubblica italiana si intreccia infatti con quella della prima donna a ricoprire la carica di ministra, del Lavoro prima e poi della Sanità, appunto. Tina Anselmi è una di quelle donne da conoscere, da mettere nei libri di scuola perché sia d’ispirazione: controcorrente e combattente. Durante la guerra fa la staffetta partigiana e ha anche un nome di copertura: Gabriella. Quando entra in politica, invece, la chiamano “Tina vagante” per sottolineare il suo fare indipendente e a tratti piuttosto imprevedibile, anche se saprà distinguersi soprattutto per la sua umanità e il coraggio di prendere decisioni scomode per il bene di tutti.

N.B.: I titoli in minuscolo sono articoli non nostri, ma ripresi da altre fonti, dopo la decisione di modificare i contenuti di SportViterbo

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