AMARCORD. QUEL GRAN SIGNORE DI GUIDO ATTARDI…

Aveva le “fisic du role”, aveva carisma – unita all’educazione – e s’imponeva per la sua apparente pacatezza. Forse piaceva anche alle donne, ma ogni volta che lo abbiamo contattato privatamente stava sempre in compagnia della moglie e ne parlava sempre con garbo. Anche quando stava in vacanza sulla spiaggia di Francavilla  a Mare, dove spesso iniziava a disegnare la squadra su cui avrebbe lavorato appena uscito da sotto l’ombrellone.

Lo avevamo già notato da avversario, soprattutto quando guidava l’Aquila, ma la vera scoperta fu quando la Viterbese si cimentò come matricola nel suo primo campionato di serie C2, a metà degli anni novanta.

Una squadra interamente da costruire, tanti giovani in rosa, diversi arrivati dalla Juventus, che aiutò non poco con i premi di valorizzazione. Tanti emeriti sconosciuti per la categoria, oltre a qualche vecchia volpe, come Cozzella, che dentro i sedici metri faceva ancora dei movimenti – palla al piede – ormai diventati quasi pezzi da museo, visto che da molto tempo non se ne vedono neanche a pagarli oro.

Inserì in pianta stabile Martinetti e Balducci, che poi esplosero per la loro bravura. Puntò su Guernier, su Madocci, Giugliano e altri elementi in cerca di spazio.

Aveva iniziato con una sconfitta a Roma, sul campo dell’Astrea: un solo gol e via, il campionato è subito in salita. Al termine, chi si aspetta musi lunghi si trova, invece, di fronte la sua faccia serena, che spiega come le volte successive andrà meglio.

E meglio andrà davvero, con tante vittorie che fanno innamorare la gente della Palazzina e che solo al termine lasceranno il posto all’amaro in bocca di una immeritata uscita di scena.

Il suo aspetto ufficiale, esterno, spesso cambiava dentro le quattro mura di uno spogliatoio, dopo qualche prova brutta dei suoi ragazzi: il tono di voce si alzava sensibilmente e anche qualche pugno dietro la porta  si udiva dall’esterno.

COSI’, SCRIVEMMO IL GIORNO CHE SE NE ANDO’…

Uno “spettatore” speciale alla Palazzina. Uno spettatore silenzioso e gentile come sempre: Guido Attardi! Viterbese-Avellino è stato anche questo, almeno nel cuore di quegli sportivi e addetti ai lavori che hanno avuto la fortuna di conoscerlo bene.

Il calcio vissuto accanto a lui era diverso, più bello, più pulito, più romantico, più pedagogico, più sociologico. Più tutto. Ecco, alla Palazzina, contro l’Avellino, chiunque ami ancora il calcio lo ha sentito seduto accanto a lui, ma non ne ha avvertito il minimo ingombro, così come quando era in piena attività, rispettoso sempre di tutto e tutti, magari ricomponendosi immediatamente appena uscito dallo spogliatoio ed aver strigliato i suoi, malcelando l’intercalare abruzzese.

Lo avevamo sentito al telefono a maggio, ci aveva detto di “essere stato preso per i capelli” e quando si trovava in sala rianimazione la cosa più bella era “vedere un vecchio tifoso dell’Aquila, un infermiere” seduto accanto a lui. “Ti fa apprezzare il valore della vita”. Poi l’appuntamento ad una partita dei playoff nell’Italia centrale.

Quella partita non l’abbiamo mai vista, ma non preoccuparti, Guido, ne abbiamo tante altre da vedere!Viterbese-Avellino meritava uno spettatore così “speciale”

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