CDS

– Ciao Federico, sei tornato dalla tua famiglia? Com’è la situazione da voi?
“Si, sono tornato prima del blocco: ho raggiunto la mia famiglia a Nogara, d’accordo con la società, anche perché a Viterbo abitavo in un piccolo appartamento che non mi avrebbe neanche consentito di poter fare adeguatamente quel po’ di attività fisica che serve in questo momento. Qui la situazione, nel nostro paesino, è tranquilla, ben distante dai numeri terribili che si sono verificati nel resto del Veneto.
– Come pensi possa finire questa situazione difficile? Soprattutto, pensi che possa riprendere il campionato o dobbiamo rassegnarci al fatto che sia finito qui?
“Difficile fare queste previsioni: speriamo di tirarci fuori nel migliore di modi, anche se, ovviamente, ci saranno danni seri all’economia, però adesso si pensa alla salute. I soldi – come si suol dire – vanno e vengono, mentre la salute è una sola e in questo momento è la cosa più importante per tutti. Non so se sarà possibile tornare a giocare: spero di sì, spero di farlo con Viterbese, per cercare di portarla dove merita, ai playoff.
Però non siamo noi che decidiamo, ma l’andamento della curva dei contagi. Per adesso è chiaramente impossibile, ma chissà che verso giugno non si riesca a tornare in campo.
– Come riesci a mantenerti in forma – peraltro tu hai un fisico imponente – durante il lungo periodo passato in casa?
“Sotto questo aspetto sono più fortunato di altri, perché i miei genitori gestiscono una azienda agricola – a cui collaboro anch’io, in questo momento – ed ho a disposizione grandi spazi in solitudine, che mi permettono di correre come voglio e nella massima sicurezza. Poi ho anche degli attrezzi, per cui posso fare un po’ di pesi e ciò che mi serve per non perdere la condizione. Anche per questo la società ha pensato fosse molto più utile che io tornassi a Nogara”.
– Voi giocatori state appoggiando una iniziativa di solidarietà dei tifosi a favore delle persone più in difficoltà ad affrontare l’emergenza. Che ne pensi?
“E’ una bella cosa, che abbiamo appoggiato subito, per rafforzare la solidarietà dei tifosi a favore delle persone più in difficoltà, con minori mezzi per affrontare l’emergenza. Fa piacere vedere, nei momenti difficili, che i tifosi diano il meglio. Guardate cosa stanno facendo a Bergamo, ad esempio: lavorano insieme agli operai per costruire l’ospedale da campo”.
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