ERA IL 22 APRILE DEL 2017….

Essere rientrati ieri sera tardi da una corsa a tappa ed essere questa mattina in sella alla bici per l’allenamento sembra assurdo. Perdere la vita così, sulle strade di casa è altrettanto assurdo. Aver pianto avendo visto perdere la vita colleghi in corsa, ma immaginando di poter lasciare il mondo dei vivi per allenarsi, quando altri – a 37 anni – probabilmente a quell’ora non hanno lo stesso amore per le due ruote e non ci sono sopra.

Sembra un destino segnato, quello che dà ancora tante energie ad un corridore, in modo di di non farlo smettere. quello che lo pone addirittura nella condizione di essere capitano della squadra al Giro d’Italia, a causa dell’infortunio di Aru.

Sembra tutto assurdo. Ma è così. Uno dei ciclisti più generosi e spontanei non c’è più. E chi ama il ciclismo come noi non può che esserne profondamente rattristato.

LA REAZIONE DI ALFREDO BALLONI

Davanti a una tragedia come questa ogni parola è superflua
Io ti ricorderò sempre così, ciao Scarpa!

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