Il film. “Il colpo del cane”

Più bravo Edoardo Pesce di quanto  possa essere bello il film, che poteva essere assemblato in modo migliore.

“Il colpo del cane” comincia con due dogsitter, fidanzate tra loro, in carico hanno un viziatissimo bulldog francese per il fine settimana. Passeggiata al parco, il bulldog in tutina rosa con le righe attira l’attenzione di un giovanotto che, combinazione, possiede una bulldog francese in calore, e dice di fare il veterinario. Combinano l’affare, già abbastanza confuso, di quelli che lo spettatore capisce subito “le sceme si metteranno nei pasticci”. “La gente pensa solo ai soldi” commentano, pensando con orrore ai cuccioli che saranno venduti. Di lì a mezz’ora contrattano sul prezzo, e non si accorgono che il sedicente medico dei cani – tale dottor Mopsi, atroci capelli a tendina – ha scritto “veterinaio” sul biglietto da visita. Stacco su un interno familiare, mamma e due figli, che progettano di vendere il loculo di mamma al Verano (si potrebbe “stringere nella tomba di papà”) per ricavarne qualche soldo.  

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