QUEL BASKET VITERBESE CHE INIZIA A VIA DELLA MARROCCA…

I ricordi più datati sono quelli del primissimo campo su cui si è cominciato a giocare a Viterbo. Se è vero che il pionierismo “strutturato” è partito dal campo di Porta Fiorentina, è anche vero che l‘approccio primordiale è avvenuto in pieno centro storico, in via della Marrocca, dove c’era uno spazio denominato “Arena Italia”, dove venne importata della terra rossa, abbastanza raffinata, ma non al punto da non sbucciarsi un ginocchio o un gomito, in caso di caduta.

Fu lì, alla fine degli anni cinquanta, che quel gruppo di giovani viterbesi, cominciò a cimentarsi con la palla a spicchi e con e altre realtà regionali, inizialmente solo tramite un Torneo a cui partecipavano Viterbo, Rieti, Roma e Frosinone.

Poi arrivò l’idea di Porta Fiorentina, dove era stato “tentato” un campo di tennis, unitamente al chiosco del bar, con dei tavoli che arrivavano, praticamente fino a bordo campo.

In quel periodo un giovane Giulio Andreotti era spesso a Viterbo, a far  politica, a cercare di accontentare molti suoi elettori, soprattutto sul fronte del servizio militare, visto che era ministro della Difesa. Lo stesso Bruni, ad esempio, ne beneficiò e fu trasferito in poco più di ventiquattro ore da Firenze alla città dei Papi. Anche altri giocatori di quella squadra vennero agevolatati per essere agli ordini dell’allenatore, che veniva da Roma sempre a bordo della propria “Topolino”, di quelle con la lunghissima leva del cambio delle marce.

Ad Andreotti fu chiesta una mano per trasformare quello spazio di Porta Fiorentina, icona fondamentale di questo nostro capitolo del libro, in un rettangolo di gioco in cemento, come esisteva già in ante altre città italiane.

Successivamente gli venne chiesta una mano per quanto riguardava l’abbigliamento e i palloni: a Porta Fiorentina arrivò un camion da cui venne scaricata una cassa di legno con i lati di un metro di larghezza e un paio di altezza. Dentro le tute, che non a tutti andavano bene, e le scarpe, non bellissime, né gradite troppo dai giocatori – ma era sempre meglio di nulla – una base di partenza per costruirci sopra tanto altro basket viterbese, quello che più volte ha avuto l’opportunità di decollare, ma che ci è riuscito poco e che si aggrappa volentieri ai ricordi e ai racconti dei suoi “Pionieri”.

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