IL CORO DEI “NON SI GIOCA!”

Andrea Fabris è da sette stagioni il segretario generale del Sassuolo. La realtà della Lega Pro è diversa dalle altre categorie professionistiche ed è evidente che i club avranno maggiori problemi, in primi organizzativi, a realizzare un protocollo molto dettagliato. Credo sia molto complicato pensare di portare a termine il campionato col format attuale, guardando calendario e tempistiche. C’è poi il tema delle condizioni atletiche dei giocatori e dell’attenzione per la salute. Ci sono allenatori che dicono siano necessari 15 giorni di lavoro collettivo prima delle gare, altri parlano di almeno un mese. Nella migliore delle ipotesi, che la C riparta il 20-25 giugno per chiudere entro il 20 agosto mi pare complicato, salvo un cambio dell’attuale campionato”.

L’ex allenatore gialloblu Giovanni Lopez.  “Non c’è possibilità di applicare il protocollo in Serie C, dubito che si ripartirà e anche la B farà fatica. Il Vicenza ha fatto un campionato eccezionale ma non avevo dubbi perché Bedin è una persona seria e quando prendi Magalini e Di Carlo, i risultati arrivano sempre. Vandeputte? È un giocatore che può tranquillamente fare la Serie B”. 

Mauro Bosco, presidente della Vis Pesaro. “L’unica parola che mi viene in mente è stupore. Non ci aspettavamo una decisione del genere da parte della FIGC, totalmente in controtendenza con le esigenze che avevamo espresso noi presidenti di Lega Pro. Fermare questa stagione era la cosa più importante da fare, scelta su cui c’era una volontà compatta. Questa decisione, che è stata completamente ribaltata, deriva da problemi oggettivi: etici, sanitari e imprenditoriali. Tutto quello che ci ha impedito di giocare prima, ce lo impedisce ancora oggi. A cominciare dai protocolli sanitari, inapplicabili nella nostra categoria, per continuare con le responsabilità dei medici. Anche loro hanno dichiarato che la ripartenza a queste condizioni è impossibile”.

Il presidente della Pro Vercelli Massimo Secondo.  “Il Consiglio Federale non ha tenuto conto della posizione di noi presidenti. I protocolli della Serie A sono uguali a quelli della Serie C: è impensabile che una struttura di Lega Pro possa agire come una di massima serie, fermo restando che il Covid-19 non fa distinzioni. Spera che alla fine prevalga il buon senso”.

La Cava,  presidente dell’Arezzo. “C’è anche da considerare che le partite si giocherebbero a porte chiuse e quindi, se per le squadre che hanno poco pubblico, non cambia niente, per chi invece aveva il pubblico, sono soldi che non vengono incassati. Come quelli degli sponsor. Chi fa pubblicità dentro uno stadio chiuso?”

Marco Ferrari, direttore generale della Pistoiese. “Il Consiglio Federale non ha sancito che dovremmo tornare a giocare, i campionati dovranno giungere ad una conclusione con promozione e retrocessioni: questo è il punto focale. Quella di ritornare a giocare è credo un’ipotesi improbabile, addirittura dannosa e difficilmente potrà realizzarsi. Il protocollo sanitario è uguale in Serie A, B e C. C’è un’impossibilità di reperire i tamponi e mantenere il distanziamento sociale in tanti impianti. Ci sarà un aumento sproporzionato dei costi, tutta una serie di voci che metterebbero a rischio la sopravvivenza della Serie C. Dobbiamo trovare una soluzione per poter trovare promosse e retrocesse, un’ipotesi plausibile è quella di disputare dei playoff accorciati come i playout. Per i playoff le tre seconde e la miglior terza dei tre gironi. Spero che nel prossimo incontro vi sia anche qualche chiarimento in più”.

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