TRA UNA RADIO E L’ALTRA PASSANO GLI ANNI OTTANTA E NOVANTA…

… Le esperienze a Radio Ondazzurra, con trasmissioni di commenti infrasettimanali negli anni di Gaucci, con ospite in studio – spesso – Sebino Nela, insieme all’inseparabile Ernesto Talarico. Rilassante e quasi familiare il periodo trascorso ai microfoni di Radio Cassia Cimina, con il campo da tennis collocato proprio di fronte allo studio di trasmissione, dove -ogni tanto – chiudevamo la giornata con qualche partitella tra “colleghi”. E che dire di Radio Punto Zero, quella originale, a  Soriano nel Cimino, prima che si trasferisse a Civita Castellana e cambiasse proprietà e identità? Goliardia allo stato puro, aspirazioni di giovani speaker e aspiranti giornalisti, nastri di musica registrati a volontà, da far ascoltare agli amici del bar.

Radio Etruria, però, fu la prima in assoluto e – proprio per questo – capace di esercitare un fascino particolare. I suoi fondatori avevano sbagliato i calcoli, quando avevano progettato il ripetitore di Poggio Nibbio. Non avevano calcolato che gli alberi ad alto fusto, nel frattempo – rispetto alle planimetrie – erano cresciuti in fretta. Per cui il segnale radio che arrivava da lassù non era sufficiente per trasmettere a lungo raggio e far conoscere fuori dal capoluogo quello che doveva essere un modello radiofonico d’avanguardia, con diversi imprenditori di grido che avevano appoggiato quel progetto innovativo.

Per cui, anche quello che sarebbe dovuto diventare un caposaldo nello sport, finì per chiudere, successivamente assorbito dalla Curia vescovile di Viterbo, con programmi decisamente meno velleitari e gli studi collocati in Piazza San Faustino, proprio dove Alberto Sordi aveva girato, tanti anni prima, il film “Il Vigile”, una delle opere meglio riuscite della lunga serie dell’inimitabile attore romano. Sordi, nella sua corposissima carriera fatta di successi, una sola volta, però, si è cimentato con il mondo del calcio, interpretando il presidente del Borgorosso, mettendo anche in evidenza gli eccessi, le fragilità, i controsensi di uno sport che regalava allora più emozioni che modelli sbagliati.

DAL LIBRO “TUTTI IN CAMPO”

error: Content is protected !!