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VITERBO – Davide Sibilia, “razza trevigiana”! Centrocampista della classe ’99, con la passione per il pallone trasmessa dal padre, che fu anch’egli calciatore. Gentilezza nella vita di tutti i giorni unita alla determinazione espressa in campo, tipica della gente trevigiana, di una città del tutto particolare, dove il fiume Sile genera molti canali. E’ qui che Davide è nato, dove ha trascorso il “lockdoun”, fermato dall’emergenza, ma, ancor prima, da un infortunio, una tegola sul giocane della Viterbese, proprio nel suo momento più bello della stagione.
– Cosa successe di preciso?
“Era la gara contro il Teramo, a Viterbo, e in un contrasto sono caduto male battendo la spalla. Ho capito subito che non era una stupidaggine e poco dopo mi hanno fatto la diagnosi di frattura scomposta della clavicola”.
– Hai deciso di operarti nella tua città?
“Si, qui la struttura e molto qualificata e mi permetteva anche di affrontare il brutto momento con vicina la mia famiglia, i miei genitori e le mie due sorelle. Quattro giorni dopo l’intervento stavo già molto meglio e ho potuto iniziare a fare qualche esercizio”.
-Diciamo che la quarantena a te è servita per recuperare con calma, senza forzare i tempi.
“In pratica si, perché tanto il calcio si era fermato e io potevo allenarmi senza alcuna fretta. Così è stato ed ora sto veramente bene, anche psicologicamente, dopo una esperienza negativa di un intervento chirurgico e quello altrettanto disagevole della pandemia”.

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