GLI SPAREGGI PER LA SERIE A DEL 1977

Da giovani cronisti seguimmo per La Nazione lo spareggio di Terni per andare in serie A. Grande colore, con il tifo sardo e la grande partecipazione dei tifosi pescaresi che quasi riempirono lo stadio Liberati di Terni. Gli spareggi, poi, sancirono la prima promozione in serie A del Pescara. Era una serie B di grande valore, impensabile oggi. Il tandem offensivo del Cagliari, ad esempio, oggi varrebbe 50 gol in serie A, oppure quello dei centrocampisti del Pescara, Nobili e Zucchini, avrebbe le porte spalancate le porte della Nazionale di Mancini.

La promozione del Pescara nella massima serie, che allora era a 16 squadre con sole tre promozioni dalla B, fu un evento talmente sorprendente da scatenare anche commenti retorici sul tipo “è nata una stella”. Il Cagliari, certo di avere un diritto acquisito alla promozione in quanto figlio legittimo di “GiggiRiva”, ci mise due anni a riprendersi dal flop degli spareggi. La formula venne criticata a lungo sull’Isola. Non a Pescara e Bergamo…

Si verificò che, al termine dell’estenuante campionato si serie B 1976/77, il Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi arrivò primo, davanti a Pescara, Atalanta e Cagliari, che si trovarono agli spareggi per i due posti a disposizione. Pescara e Cagliari, a Terni, inaugurarono la serie: 0-0. Poi, l’Atalanta sconfisse 2-1 gli isolani.

Nel terzo confronto, a Bologna, il Pescara e l’Atalanta quasi mimarono la partita, condizionati dall’opportunità di essere promossi senza colpo ferire. Vennero registrati solo qualche acuto dei biancazzurri e l’espulsione dell’atalantino Tavola. Finì in pareggio (0-0), come da pronostico, e le due squadre raggiunsero il Vicenza. A Bergamo, dove la serie A era tutt’altro che una novità, fecero una bella festa; a Pescara e in Abruzzo, da sempre periferia, fu la madre di tutte le feste.

Calcio d’autore, quello di Giancarlo Cadè, un maestro il cui talento venne solo in parte ripagato dagli allori professionali. Ne avrebbe meritati di più. Ma quel calcio, più di quello odierno, era un circolo quasi esclusivo. Insegnò il raggiungimento dei risultati attraverso il bel gioco. Lo stadio Adriatico aveva un solo anello ai distinti, dove si accomodavano anche i giornalisti, e alle curve. L’ampliamento venne realizzato dopo la promozione. A fine campionato, il cassiere quasi non riuscì a credere ai suoi occhi: incassi per un miliardo di lire.

Giancarlo Cadè, l'ellenatore della prima promozione in A del Pescara

Giancarlo Cadè, l’allenatore della prima promozione in A del PescarA

Piloni, Motta, Mosti… La poesia fu imparata a memoria da tutti i calciofili abruzzesi. Le difficoltà iniziali, dato gli altisonanti nomi degli avversari, sono da capire: Braida, ora manager del Milan, furoreggiava nel Monza; Rossi e Altobelli, di lì a poco star del Mondiale di Spagna, guidavano Vicenza e Brescia.

Spettacolo e gol. Ma senza un vero bomber. Prunecchi e La Rosa non erano certo concorrenti accreditati dei big della categoria. E il giovane Di Michele, pescarese cresciuto nel Giulianova, era ancora acerbo. Le geometrie di Cadè portarono al tiro anche chi fino a quella stagione non aveva mai preso in considerazione la possibilità di segnare. Giuliano Andreuzza, stopper vecchia scuola, fece centro contro Samb e Rimini.

Il Pescara che conquistò la prima promozione in serie Apotè contare, come detto, su un centrocampo di assoluto spessore: Zucchini forza e carisma, Nobili eleganza e genio, Orazi classe e imprevedibilità. E poi Galbiati, compassato centrocampista trasformato in un moderno libero. Lasciò Pescara due anni dopo, per raccogliere soddisfazioni nella Fiorentina e nel Torino. La gara di regolarità, invece, la vinse Eraldo Mancin, un reduce del Cagliari scudettato nel 1970: su con gli anni, ma saggio e virtuoso, mise le pezze quando fu necessario.

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Al Dall’Ara di Bologna, nella gara decisiva diretta da Gonella (in seguito arbitro della finale mondiale del 1978), il Pescara venne seguito da oltre 30.000 spettatori per un esodo tra i più imponenti mai visti.

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