L’ORATORIO DEGLI ANNI SESSANTA

L’Armata Brancaleone, a confronto, quasi scompariva, ma da quel gruppo decisamente non bellissimo a vedersi uscì fuori tanta grinta ed un tiro di punta da metà campo che superò i favoritissimi giocatori della locale squadra dei Cappucini, i quali masticarono amaro e chiesero, anche spalleggiati da qualche papà, a tutti i costi una rivincita.

In quell’InterDuomo c’era pure gente in gamba, anche se poi finire in una squadra vera di calcio era difficilissimo. Baldini, Facchinetti, Bonifazi, Panza, Coccia, Morbidelli, Carinci, Baggiani, Carinella, Tufano, Taffuri e tanti altri continuarono a divertirsi così, finché tutto venne fagocitato dall’evolversi delle cose, dalla mostruosa metamorfosi del modello sociale e giovanile. Tutto finì, ma quel verso di una canzone di Massimo Ranieri “mangiavo in fretta eppoi correvo via: quanta emozione, un calcio ad un pallone…” fu per molti il tema portante di una infanzia serena.

Il calcio cambiò pelle. Cambiò toni, metodi e modelli. Quei ragazzi diventarono padri ed alcuni di loro, adesso, sono anche nonni, che guardano con curiosità ai nipotini da accompagnare a giocare alla Scuola calcio. 

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