“SEMBRA IERI” (3. parte)

Sembra ieri, uno splendido sabato di pasqua a Roma. Senza fissare confini e mettere paletti, senza essere sospettosi circa quanto potrà arrivare in alto la Viterbese o facili vittime se la corsa dovesse fermarsi il sabato di Pasqua nella Capitale

Per fortuna il momento è sereno e si vive il tutto con tranquillità, senza il bisogno di trovare un capro espiatorio, di essere “fumantini”, a combattere un’idea.  Le giocate in campo, quelle che rimangono prima del termine della stagione, quelle che potrebbero essere condizionate dai primi caldi che arriveranno, dovranno rimanere una sorta di melodia, comunque andrà a finire, rispetto a quelle che erano le vicende, oltre che  i rischi, della scorsa stagione.

Averci pensato allora sarebbe stata un a sorte di “Mission impossibile”, ed invece eccoci qui, con la Viterbese con tutte le carte in regola in un campionato equilibrato, forse un po’ dal livello basso? Una Viterbese tornata nella norma, pronta ad archiviare una cosa importante che si chiama salvezza anticipata pur coltivando ancora qualche piccola speranza che, per scaramanzia, nessuno vuole più pronunciare. E fa bene, perché da quando si è cominciato a parlare solo di salvezza e a non protestare più contro gli arbitri la stagione gialloblu è cambiata di colpo.

Sembra ieri, quando calcio e giornalismo erano due cose molto più belle, quando esistevano ancora princìpi fondamentali dei due mestieri, regole e caratteristiche di due professioni che non ci sono più. Non c’è più il tecnico che sa insegnare davvero calcio, solo per il gusto di far divertire e crescere sani i ragazzi, non c’è più l’umiltà di chi mette piede per la prima volta nel calcio che conta. Così come non c’è più il professionista che corregge il pezzo e lo butta nel cestino se non è ben scritto. Nel calcio, come nel giornalismo, non c’è più chi insegna, ma neanche chi vuole che gli venga insegnato!

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