Il 5 luglio della salvezza della Lazio dei meno nove punti…

5 luglio 1987, a Napoli – Spareggi per la permanenza in Serie B

LAZIO-CAMPOBASSO 1-0

LAZIO: Terraneo, Acerbis, Magnocavallo (39′ Piscedda), Camolese, Gregucci, Marino, Poli, Caso, Fiorini (74′ Brunetti), Pin, Mandelli. A disposizione: Ielpo, Filisetti, Rizzolo. Allenatore: Fascetti.

CAMPOBASSO: M.Bianchi, Parpiglia, Della Pietra (62′ Mollica), Maestripieri, Anzivino, Lupo, Evangelisti, Baldini, Perrone, Goretti, Vagheggi (43′ Boito). A disposizione: Picca, Accardi, Pivotto. Allenatore: Vitali.

Arbitro: Casarin).

Marcatori: 53′ Poli.

Spettatori: 25 mila di cui 20.398 paganti per un incasso di £. 201.865.000.

E’ finita tra gli abbracci, qualche lacrima e la corsa verso la curva B, quella della splendida tifoseria napoletana campione d’Italia, ieri invasa da oltre ventimila laziali, tutti vestiti di bianco e azzurro. In omaggio a loro, al caldo ed inesauribile incitamento verso quella curva sono volate maglie intrise di sudore, calzettoni, scarpe e tutto quello che poteva essere considerato come un souvenir di una storica giornata di calcio. Casarin, un arbitro con i fiocchi per una partita giocata con grande animosità, ma anche con grande cavalleria, aveva appena fischiato la fine di una sfida entusiasmante, giocata dai protagonisti fino allo stremo delle loro forze, sfida che permetteva alla Lazio, grazie al goal del suo fromboliere Poli, di conservare la sua poltrona in serie B. Per la tifoseria laziale, che imitando quella partenopea nel giorno dello scudetto restava ferma al suo posto senza tentare sciocche invasioni, era la liberazione da un incubo durata trentotto giornate di campionato, iniziato in terribile salita, con quei nove punti di handicap e terminato con il supplemento di due massacranti spareggi.
L’obiettivo salvezza era stato centrato. La Lazio, va detto subito, ha meritato di vincere per quella sua condotta di gara sbarazzina e per quella ferrea volontà di non precipitare nell’inferno della serie C. La sua vittoria l’ha riconquistata sul campo, in virtù di una gara disputata con molta intelligenza e quasi perfetta sul piano tattico. Per costringere il Campobasso alla resa, si doveva percorrere una sola strada: quella di aggirare la sua munita roccaforte con un tourbillon ossessivo sulle fasce laterali, dove si catapultavano a lungo Acerbis e Camolese sulla destra, Magnocavallo, finché è stato in campo, sostituito poi degnamente da Piscedda, e Marino, che sul campo del San Paolo, che l’ha visto in passato tante volte protagonista, ha disputato una delle sue migliori partite da quando è approdato alla Lazio. Insomma, con un lavoro ai fianchi, per dirla in gergo pugilistico, che alla lunga fiaccasse la resistenza dei molisani. Questo incessante andirivieni stordiva e annichiliva il Campobasso, che commetteva il madornale errore di chiudersi quasi a riccio nella sua metà campo. E quando si sceglie la strada della rinuncia puntualmente si subisce la punizione. Il film della vittoria della Lazio ricorda quella di venti giorni fa con il Vicenza. Come allora, nell’ultima giornata di campionato, a decidere in positivo il destino della Lazio era stato uno dei suoi uomini di maggior spicco.
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