QUANDO IL MITICO ALDO GIORDANI S’INVENTO’ SUPERBASKET!

Troviamo una spiccata analogia. Gianni Brera, il più bravo di tutti a raccontare il calcio, s’inventò il Guerin Sportivo, quello vero, quello moderno, quello letto da tutti, in tutta Italia, per la prima volta. Aldo Giordani, il più bravo di tutti a raccontare il basket, s’inventò SuperBasket, che rassomigliava molto, concettualmente, al Guerino, diventando subito un assoluto punto di riferimento per gli appassionati di basket, i quali, da quel momento in poi, non si sentirono più “figli di un Dio (sport) minore”!

E guardate che altra analogia: entrambi morti nel ’92, a due mesi di distanza, sempre il 19)

Aldo Giordani (Milano, 28 febbraio 1924 – Milano, 19 ottobre 1992)

Gianni Brera (San Zenone, 8 settembre 1919 – Codogno, 19 dicembre 1992).

ALDO GIORDANI

Superbasket • Anno I • numero 1 • 7 novembre 1978

Per innescare il secondo «boom» (di Aldo Giordani)

Ogniqualvolta esce un nuovo giornale, è consuetudine rivolgersi al lettore per spiegare il «perché» della nuova pubblicazione. Per «Superbasket», non credo che siano necessarie molte parole: l’iniziativa si spiega da sola. Penso che il basket, nel nostro Paese, sia diventato abbastanza importante, da meritare giorni un suo giornale, che presenti i protagonisti, dia le informazioni specializzate, offra un panorama (anche internazionale) il più possibile completo, ma soprattutto accompagni il campionato con tutta la serie delle graduatorie statistiche che costituiscono l’essenza principale del gioco. Nell’immediato dopoguerra, quando – ancor giovanissimo – cominciai nei miei resoconti a fornire le prime indicazioni aritmetiche, (allora non lo faceva nessuno), dicevano che… «davo i numeri». Successivamente, hanno preso tutti (anche i quotidiani generici) a basare i commenti sui dati obbiettivi che ogni incontro offre. Adesso «Superbasket» cerca di fare qualcosa di più e qualcosa di meglio: cerca di aiutare il progresso tecnico dando il più possibile gli «scouts» completi delle partite, indicando cioè una strada totalmente nuova, che consente l’analisi particolareggiata del gioco di una squadra e dei singoli giocatori; e tutta una serie di graduatorie specializzate, fra cui quella nuovissima della difesa. Naturalmente tratteremo tutti i problemi del basket, da quelli tecnici a q organizzativi, da quelli del settore di vertice a quelli delle categorie giovanili. L’intendimento è sempre il medesimo: far conoscere il basket, diffonderlo, farlo apprezzare, aiutarlo – se possibile – a riaccendere il «boom», ma soprattutto a migliorare, a diventare più importante, più seguito, più autorevole. Al culmine delle nostre preoccupazioni c’è ovviamente la Squadra Nazionale, che non si aiuta facendone il «Moloch» prevaricante dell’attività, ma si potenzia facendo in modo che sia sempre più saldo e florido il settore dal quale essa deve trarre i suoi giocatori. Ecco dunque la necessità di assistere e spalleggiare l’azione delle società che alimentano l’attività maggiore, e che consentono la miglior preparazione dei nostri giocatori di primo piano, giovani o meno giovani che siano. Per garantire un afflusso costante ai «piani alti» del basket nazionale, è poi necessario assestare, rafforzare, l’attività minore: sia quella di rincalzo, sia quella giovanile, di base. Ecco perché anche ad essa noi daremo la nostra massima attenzione. Questa è la piramide sulla quale è costruito il basket in Italia, questa è la scala dei valori comparati che noi terremo presente nel formulare i nostri giudizi, nel prendere le nostre posizioni. Al servizio del lettore, come al solito, al quale diremo sempre tutto su tutto, senza legami, remore o compromessi di sorta. Ma adesso parliamo del campionato, parliamo del «basket giocato», che è la cosa più importante, non solo per i lettori, ma anche per noi. E’ un campionato che ha un tema molto chiaro: Italia-contro-America. Nel senso che i nostri sono chiamati ad una proficua gara di emulazione per ergersi a protagonisti insieme con i campioni d’oltrefrontiera che aumentano il «tasso» di classe del torneo tricolore. Nella media sono molto buoni, gli assi di fuorivia: di qui la necessità, per i nostri, di migliorare, di superarsi per essere alla loro altezza. Chi ha fatto sport, a qualsiasi livello, sa che l’emulazione è la molla insostituibile, per ottenere ogni miglioramento. Ecco perché noi siamo favorevoli alla presenza dei «crack» nel nostro campionato, a prescindere dalla loro nazionalità. Essi costringono i nostri a giocare meglio, se vogliono salvaguardare le proprie posizioni. Ed obbligano i giovani ad applicarsi, a lottare, a soffrire, per conquistassi il posto al sole. Noi tutti di Superbasket, ma — se mi permettete — io in particolare, siamo totalmente, entusiasticamente a favore dei giovani. Ma senza coccolarli o vezzeggiarli. I giovani non si aiutano spianandogli la strada, rendendogli tutto più facile. I giovani vanno amorevolmente seguiti perché imparino a superare ostacoli sempre più ardui. Noi siamo qui per aiutarli a diventare più bravi, mettendosi in grado di saltare al di là di ogni barriera. Non siamo qui invece per togliere di mezzo le barriere da saltare, gli ostacoli da superare, gli avversari da precedere, la «concorrenza» da battere, perché questo è l’unico modo per frenare i giovani, imborghesirli, spegnere in loro la sacra fiamma dell’anelito verso il «citius, altius, fortius» che deve contrassegnare il sano intendimento ogni partecipazione agonistica.”

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