IL CLINIC “CITTA’ DI VENEZIA – STEFANUTTI”

CLINIC-PAO-CITTA-DI-VENEZIA-STEFANUTTI-2019

di Guido De Alexandris

Il 6° Clinic di basket Città di Venezia, in memoria del coach Gigi Stefanutti, ha registrato un numero di presenze in netto crescendo rispetto agli anni precedenti. Un segnale confortante e significativo, come ha tenuto a sottolineare con compiacimento coach Andrea Zanchi, a conferma che gli stimoli che accomunano tutti coloro che sono accorsi a questo incontro di aggiornamento di alto livello sono sopratutto la passione e il ricordo di Gigi. E così, dopo quasi un anno, anche l’elaborato della 6^ edizione del Clinic Città di Venezia – “memorial Luigi Stefanutti” vede la luce. Un testo articolato e davvero voluminoso (ha sfiorato le 200 pagine), che ha richiesto quasi tre mesi per un’impaginazione molto impegnativa, proprio durante il tratto di tempo della ben nota pandemia. Non avrebbe potuto essere altrimenti perché la meticolosità e la scrupolosità per la cura dei dettagli, con le quali i tre relatori (in ordine cronologico) Andrea Zanchi, Alessandro Ramagli e Cesare Pancotto hanno impreziosito i loro argomenti, hanno raggiunto livelli veramente eccelsi.

Molto spesso l’immagine di un incontro di formazione e di aggiornamento può essere collegata allo specchio del desiderio. Ciascuno di noi è guidato da desideri, che sono davvero il motore della vita. A volte sperimentiamo dentro la nostra esistenza il dubbio, il dubbio che ci pungola e l’unico soccorritore che può aiutarci è la scoperta di nuove coordinate in un cielo stellato. Cosa rappresentano queste stelle? I nostri desideri. Secondo Sant’Ignazio il primo alfabeto è rappresentato proprio dai nostri desideri. Dovremmo sempre interrogarci sul nostro desiderio di fondo, questa luce incastonata nel profondo del nostro cuore e che in realtà è la vera bussola che guida la nostra esistenza.

 

E questa bussola ci indica la strada della sapienza, che ha un aspetto gioioso, che è un godimento. Sapere, nella lingua latina, significa avere sapore, si tratta di un orizzonte che cerca di trovare il gusto delle cose e cioè di interpretarle, di comprenderle, di penetrarle. E le perle di sapienza tecnica ed umana dispensate a piene mani da Andrea, Alessandro e Cesare luccicano di uno splendore unico. Peschiamo soltanto una rete di questi gioielli preziosi.

  • La maggior parte della nostra comunicazione non esce dalla nostra bocca ma dal nostro linguaggio del corpo!

La comunicazione non verbale é legata al timing! Non si può giocare a pallacanestro senza comunicare! E’ impossibile! La pallacanestro è uno sport di azione e reazione dove la comunicazione non è soltanto verbale ma è anche non verbale, nella fattispecie il linguaggio del corpo.

In ciascuno s’accende una scintilla quando si sente chiamare per nome! La parola più gradita e più dolce che si possa ascoltare è il proprio nome, fin da bambini!

La pallacanestro è jazz nel senso che non ha un spartito predeterminato, ma è un fluire continuo di processi creativi e di imprevedibilità (Andrea Zanchi).

  • Noi allenatori abbiamo la responsabilità di curare i dettagli assolvendo il compito di farli diventare funzionali, soprattutto attraverso gli interventi correttivi! Nell’insegnamento, infatti, la componente più importante é la correzione dei gesti tecnici sul campo.

Una capacità coordinativa fondamentale della pallacanestro è la capacità di anticipazione! (Alessandro Ramagli).

  • E’ sicuramente importante sottolineare l’efficacia della comunicazione. L’allenatore, infatti, deve essere consequenziale nella comunicazione con il giocatore, soprattutto con i giovani perché stanno acquisendo parole e metodi per fare il basket.

Tutte le cose che hanno efficacia e vengono usate hanno un valore, tutte le cose che vengono abusate non hanno lo stesso valore, anzi, non ce l’hanno per niente!

Si deve sempre riflettere sugli errori e molto probabilmente succede che a sbagliare è l’allenatore. In questa situazione il coach deve avere sempre la forza morale di riconoscere il proprio errore e questo è sempre un bel segnale di coraggio e di personalità.

Indipendentemente dal livello in cui si allena, devono emergere la nostra passione e il nostro amore.

Privilegiare sempre il rispetto per la persona. Per ottenere il miglioramento degli uomini, sopprimere la parola “colpa” sostituendola con il termine “errore”. Se l’allenatore attribuisce le colpe sempre al giocatore, questo si rifugia in protezione e non migliora. L’etica deve esser professata e non soltanto proclamata.

Per ottenere i miglioramenti di un giocatore si deve tener presente che l’errore facilita il miglioramento e soprattutto gli uomini, prima che i giocatori, apprezzino chi li guida e questa è una prima forma di rispetto per poter gestire esemplarmente un gruppo (Cesare Pancotto).

Non esistono storie comuni, esistono semplicemente storie, tasselli di vita, la rincorsa di sogni e di speranze, è l’eco delle scelte, il cerchio d’onda che accarezza la sponda perché ogni azione ha un suo traguardo. Io ascolto i ricordi, amo fare il ricercatore di emozioni e di suggestioni, le pesco e m’impegno a trasformarle. Lo hanno dichiarato anche i docenti di questo clinic: “Noi allenatori siamo dei ladri di idee”. Questa storia si ripete ormai da tempo immemore e, come ha sottolineato coach Andrea Zanchi, “noi allenatori dobbiamo cogliere delle idee e se da questo clinic usciamo con uno spunto da trasformare e con l’aver condiviso l’ebbrezza di ritrovarsi assieme questi sono valori ancor più importanti dei crediti PAO”. Quando si compie il senso dell’avventura e i messaggi hanno una pienezza in cui si completano, si evolvono e si trasformano, tutto dipende sempre da ciascuno di noi, da quanto crediamo nella nostra storia!

 

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