LA COPPA DELLE COPPE FINISCE IN INGHILTERRA, NEL ’71

1971. CHELSEA-REAL MADRID. LA COPPA DELLE COPPE SI TINGE DI BLU.
 
21 Maggio 1971. Pireo, Stadio Karaiskakis 19,917 spettatori.
Chelsea-Real Madrid 2-1.
 
 
CHELSEA: Peter Bonetti, John Boyle, Ron Harris (c), Charlie Cooke, John Dempsey, David Webb, Keith Weller, Alan Hudson, Peter Osgood, Tommy Baldwin, Peter Houseman. Sostituzioni: Paddy Mulligan, Derek Smethurst.
Allenatore: Dave Sexton
REAL MADRID: Jose Luis Borja, José Luis López Peinado, Gregorio Benito, Ignacio Zoco, Pirri (c), Fernando Zunzunegui, Ramón Grosso, Manuel Velazquez, Manuel Bueno, Amancio Amaro, Sebastián Fleitas.
Sostituzioni Francisco Gento, José Antonio Grande.
Allenatore: Miguel Muñoz
Arbitro: Scheurer
Marcatori: Webb 33′; Osgood, 39′; Fleitas 75′.
 
Gli inglesi arrivano in finale dopo avere eliminato l’Aris Salonicco, il CSKA di Sofia, il Bruges e i compatrioti del Manchester City; gli spagnoli diventano finalisti a seguito delle vittorie conseguite su Hibernians, Wacker Innsbruck, Cardiff City e PSV Eindhoven.
Nella finale, giocata il 19 maggio nello stadio del Pireo, gli inglesi che conducevano per uno a zero, con gol di Peter Osgood, vedono momentaneamente sfumare le possibilità di vittoria al 90′, quando Zoco realizza il gol del pareggio: Chelsea-Real Madrid uno a uno. E il risultato resterà invariato fino alla fine dei tempi supplementari.
In casi simili, non essendo ancora contemplata l’eventualità dei rigori, la formula di allora prevedeva la ripetizione della finale. Ripetizione che si giocò due giorni dopo, sempre al Pireo. 
Il telecronista della BBC apre la telecronaca aggiornando il bollettino medico e segnala che Pirri, capitano del club spagnolo fratturatosi il polso nel match di due giorni prima, si è ripreso ed è in campo. Per il Chelsea, il commentatore britannico sottolinea le presenze di John Boyle e Charlie Cooke che, evidentemente, non erano state del tutto sicure.
Per i primi 15-20 minuti, si assiste a ripetuti capovolgimenti di fronte, ma anche a rare emozioni: assenza totale di tiri e portieri poco o per niente impegnati. Verso il 20′, la prima azione pericolosa, portata sulla destra dal solido e fisico centravanti del Chelsea: Peter Osgood, centra di destra nell’area piccola, la difesa spagnola libera ma respinge corto e sulla respinta interviene Keith Weller che fa partire un tiro insidioso verso la porta spagnola. Nuova respinta e nuovo traversone pericoloso di Weller, anche in questo caso intercettato dagli avversari, con il pallone che finisce sul fondo: primo corner a favore dei londinesi.
Il calcio d’angolo, però, non solo è battuto piuttosto male, ma si presta al contropiede del Real Madris: Fleitas s’invola sulla fascia laterale di destra e, arrivato a metà campo, effettua un bel diagonale mettendo Amancio libero verso la porta del Chelsea. Ma, proprio mentre Amancio si accinge a tirare, il giocatore spagnolo riceve una spinta da dietro e non può evitare di andare a terra. L’arbitro fa segno di proseguire. Ma, a giudicaredalleimmagini, gli estremi per un rigore ci sarebbero tutti.
La partita, finalmente, è entrata nel vivo. E così, con un successivo e immediato capovolgimento di fronte, vediamo la ripartenza di Houseman. L’inglese percorre quasi l’intera lunghezza del campo, leggermente spostato a sinistra, e poi centra per Cooke che triangola all’interno dell’area con Hudson, con quest’ultimo che costringe all’intervento il portiere spagnolo. Un paio di minuti, e assistiamo nuovamente ad un’altra pericolosa triangolazione del Chelsea nell’area spagnola, ma Osgood non riesce a finalizzare.
Sull’altra sponda, tra il 24′ e il 26′, il Real Madrid fa un paio di rapide e pregevoli azioni, davvero belle a vedersi. Ma, sfortunatamente per loro, in entrambi i casi l’errore si verifica nel passaggio finale. Poco prima della mezz’ora, ancora una grande occasione per gli spagnoli, che con un bel tiro da fuori area di Ramon Grosso lambiscono il palo della porta del Chelsea. Alla mezz’ora, invece, è il Chelsea che scalda i motori in vista del gol: incursione in area spagnola dell’ala destra Keith Weller che fa partire un pericoloso spiovente e costringe José Luis Borja ad alzare sulla traversa: secondo corner a favore del Chelsea.
Da segnalare che, a questo punto, tra le immagini della TV e i resoconti su internet c’è un’importante incongruenza. Corner di Cooke che tira da destra e indirizza il pallone sul lato opposto dell’area iberica, colpo di testa di Webb, respinta del portiere spagnolo e poi ancora tira al volo di destro di David Webb su quella respinta.
Guardando le immagini e così che si realizza il primo gol dei londinesi. Indico Webb e parlo di incongruenza perché tutti i giocatori del Chelsea vanno a congratularsi con lui. Ed è a lui che la TV inglese dedica il primo piano, riportando il suo nome in bella evidenza. Però, in alcuni tabellini di vari siti web risulta che il gol è di Peter Osgood. Di quest’ultimo invece è il secondo gol, realizzato al 39′, con un splendido tiro dal limite, basso, angolato e potente, che supera José Luis Borja alla sua sinistra. E anche in questo caso, va segnalato che alcuni tabellini sul web registrano erroneamente John Dempsey tra i marcatori.
Comunque, per tornare al match, il primo tempo finisce due a zero a favore del Chelsea, sotto un tifo crescente dei suoi tifosi.
Nella ripresa si registra al 6′ un tiro uscito di poco sul palo, da un’iniziativa di Ignacio Zoco (un centrocampista arretrato che ha anche buone capacità in fase d’attacco). Al 12′, altro tiro pericoloso di Manuel Bueno che comunque termina a lato.
In questa fase del match, il Real continua a spingere nel tentativo di rientrare in partita: al 13′ si segnala un tiro di Ramon Grosso e al 15′ gli spagnoli si sarebbero anche conquistati il quarto corner che, invece, incomprensibilmente non è concesso.
Le fasi di gioco di questa parte del match sono quindi facilmente intuibili: il Real Madrid tiene per lunghi tratti il Chelsea nella sua metà del terreno di gioco, nel tentativo di una rimonta, mentre gli inglesi giocano essenzialmente di contropiede.
Gli inglesi mostrano più fisicità e capacità realizzativa, gli spagnoli danno prova di maggiore capacità di fraseggio e costruzione di gioco, ma stentano a finalizzare.
Tutto questo fino a quando Sebastian Fleitas guadagna palla sulla trequarti, arriva al limite dell’area avversaria e fa partire un tiro basso, angolato e potente che batte Peter Bonetti. L’azione madrilena è molto bella e, di fatto, è un’azione corale: si parte dal lato destro della propria difesa, si prolunga sulla stessa fascia per una trentina di metri, attraverso una serie di passaggi, l’azione si sviluppa trasversalmente sul terreno di gioco, continua sul lato destro del campo, anche grazie a un rimpallo a favore, e termina sulla trequarti inglese dello stesso lato, dove appunto Fleitas fa partire un tiro di destro imprendibile.
L’ultima grande emozione ci sarà verso il finale, intorno all’88”: con un paio di triangolazioni i madrileni liberano Amancio al limite dell’area che, sul l’ultimo lancio, controlla di destro e tira di controbalzo col piede sinistro. Splendida esecuzione e altrettanto bella parata del portiere Peter Bonetti (inglese, ma di origini ticinesi). Anzi, doppia parata, perché dopo che Bonetti aveva respinto il primo tiro, Amancio si avventa sulla palla e tira una seconda volta. Purtroppo per lui, Bonetti riesce a deviare in corner. Un doppio intervento, quello del numero uno inglese, che di fatto salva e blinda il risultato a favore del Chelsea.
Di quella generazione di madrileni, a me sconosciuta, rimane impressa la tecnica di Zoco, di Fleitas e soprattutto di Amancio. Degli inglesi, più che la prestazione dei singoli (da rimarcare che sono molto belle entrambe le reti) rimane la prova del collettivo, testimoniata anche dalla netta predominanza di corner battuti; una squadra, quella del Chelsea, che sa soffrire, resistere e approfittare efficacemente delle occasioni da gol quando è il momento.
Nel maggio del ’71, il Chelsea vinceva dunque il suo primo trofeo europeo.
Mentre, in quegli anni, in Coppa dei Campioni, era in qualche modo in atto un ciclo olandese, con la vittoria del Feyenord prima e le tre vittorie dell’Ajax nelle edizioni seguenti, nella Coppa delle Coppe, più o meno nello stesso periodo, si assisteva ad un ciclo del calcio britannico, segnato dalle vittorie del titolo di Manchester City, Chelsea e Glasgow Rangers.
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