LA CRISI IRREVERSIBILE DELLA VECCHIA SCHEDINA DEL VECCHIO TOTOCALCIO

 Era il 5 maggio del 1946, quando nacque la prima schedina, quella della Sisal creata da un’intuizione del giornalista della Gazzetta dello Sport Massimo Della Pergola, poi diventata Totocalcio: all’inizio c’erano 12 partite, negli anni Cinquanta diventarono 13, nel 2003 addirittura 14. Ma «fare 13» è stata per decenni l’espressione più usata per parlare di colpi di fortuna e vincite miliardarie (quando c’erano le lire), celebrata anche in molti film, come in «Al bar dello sport», in cui Lino Banfi vince un miliardo e 300 milioni di lire. Tutti stavano con l’orecchio attaccato alla radiolina, per ascoltare in diretta «Tutto il calcio minuto per minuto», sperando di azzeccare la combinazione vincente.  Parlamento è stato inserito un emendamento per riformare i pronostici sportivi.

La crisi della vecchia «schedina» ha origini molto ormai lontane: oggi si può scommettere on line, su tutte le partite che si vuole e non solo barrando i classici «1,X,2», ma facendo previsioni sul numero di gol, sui marcatori, sul risultato a fine primo tempo.  Il Totocalcio era il gioco più bello: le ricevitore restavano aperte fino alle 21.30 per permettere a tutti di giocare la schedina all’ultimo minuto. Il fascino del Totocalcio superava di gran lunga quello del Lotto. Non era solo fortuna, si ragionava sulle partite e poi si giocava solo una volta alla settimana. Si scommetteva su tutta la Serie A, che giocava solo la domenica pomeriggio.  Era la inimitabile schedina, era il glorioso Totocalcio.

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